Il vento idiota – On (another) road

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“Ꮖꭰꮖꮻꭲ ꮃꮖ🇳ꭰ, Ᏼꮮꮻꮃꮖ🇳ꮐ ꭼꮩꭼꭱꭹ ꭲꮖꮇꭼ ꭹꮻꮜ ꮇꮻꮩꭼ ꭹꮻꮜꭱ ꮇꮻꮜꭲꮋ / Ᏼꮮꮻꮃꮖ🇳ꮐ ꭰꮻꮃ🇳 ꭲꮋꭼ ᏼꭺꮯꮶ ꭱꮻꭺꭰꮪ ꮋꭼꭺꭰꮖ🇳’ ꮪꮻꮜꭲꮋ. Ꮖꭰꮖꮻꭲ ꮃꮖ🇳ꭰ, Ᏼꮮꮻꮃꮖ🇳ꮐ ꭼꮩꭼꭱꭹ ꭲꮖꮇꭼ ꭹꮻꮜ ꮇꮻꮩꭼ ꭹꮻꮜꭱ ꭲꭼꭼꭲꮋ / Ꮍꮻꮜ’ꭱꭼ ꭺ🇳 ꮖꭰꮖꮻꭲ, ᏼꭺᏼꭼ /Ꮖꭲ’ꮪ ꭺ ꮃꮻ🇳ꭰꭼꭱ ꭲꮋꭺꭲ ꭹꮻꮜ ꮪꭲꮖꮮꮮ ꮶ🇳ꮻꮃ ꮋꮻꮃ ꭲꮻ ᏼꭱꭼꭺꭲꮋꭼ” (Bob Dylan)

Il vento idiota, come nella canzone di Bob Dylan, è quella strana forza del destino che a volte ti trascina verso posti in cui non avresti voluto trovarti, quando quasi d’improvviso realizzi che pensavi di avere in pugno la vita, invece è la vita che ha in pugno te. I greci la chiamano akrasia, una debolezza della volontà che porta ad agire andando contro ogni buon senso.

È il destino di Pete, che ha mandato all’aria le sue ambizioni, le relazioni familiari, la rispettabilità e la possibilità di guadagnarsi la vita onestamente, tutto per essersi lasciato trasportare, dal vento idiota, nella trappola mortale della cocaina e dello spaccio.

Quando poi le cose precipitano e Pete si ritrova a doversi nascondere dal pericoloso boss della droga, la via migliore è quella della fuga.

E da questa via di fuga, lungo le strade che collegano gli Stati del Sud, Pete rielabora, con un ritardo di trent’anni, l’epica on the road di Jack Kerouac, viaggiando sui bus, saltando su treni in corsa, scroccando passaggi in autostop, scorticandosi i piedi, vivacchiando dei proventi delle sue “donazioni” di sangue, che è una denuncia tagliente dell’etica del sistema sanitario e assistenziale negli Usa.

Il percorso da est a ovest, lungo strade e città battute dal vento e dalla neve, è anche popolato di una moltitudine di tipi umani, accomunati a Pete dalla vita sulla strada e dalla necessità di arrabattarsi nei modi più diversi. Ciò che stupisce Pete, come prima di lui Kerouac, è la grande pietà umana di questi “barboni”, capaci di condividere il proprio niente con chi ha meno di loro, proprio perché sanno cosa vuol dire, anche se per mille motivi diversi, ritrovarsi in strada e non avere niente da perdere.

Poets & Writers on Twitter: ""Never underestimate the power of persistence.  As someone who has just made his literary debut at the age of seventy, I'm  living proof of that lesson's value." —

Non avere niente da perdere che non vuol dire libertà, come cantava ingenuamente Janis Joplin, poiché nella ritrovata sobrietà dopo aver abbandonato coca e alcool, nell’animo di Pete si fa sempre più strada l’idea che è necessario trovare un punto da cui ripartire, rivendicare la propria dignità.

Peter Kaldheim ha scritto un travelogue denso di vita e popolato di personaggi incredibilmente generosi, capaci di portare un riparo dal freddo e dalla pioggia battente che indeboliscono il fisico e lo spirito.

Se Bob Dylan presta il titolo al libro, questi barboni che danno una mano e un pezzo di coperta a Peter ricordano piuttosto un pezzo di Tom Waits: “don’t you know there is no devil, it’s just God when he’s drunk”.

Trent’anni separano questa storia da On the Road, ancora trenta per la sua pubblicazione: il paradigma della società americana e delle attese della gioventù è oramai diverso, nel frattempo l’America si è trasformata, troppo spesso imbruttita e abbrutita. L’illusione della droga, poi, è diventata una disillusione.

È da qui che la strada di Pete si divide da quella di Kerouac, prende una direzione/dimensione differente, poiché mentre Kerouac e il compagno Sal vivono con estasi la propria vita on the road, consapevoli che la loro meta finale nemmeno esiste, Pete va in cerca di una forma di redenzione che deve partire proprio da ciò a cui aveva da tempo rinunciato: un lavoro onesto, una relazione, qualcuno per cui vivere. 

Kaldheim racconta tutto questo con semplicità e rigore, consapevole che se la caduta è un attimo, di cui puoi dare la colpa al vento idiota, la risalita è una fortuna per pochi, e le cicatrici le porterai addosso per tutta la vita, per questo è una buona idea mettersi a raccontare, anche perché, prima di tutto questo casino, voleva proprio fare lo scrittore.

Il vento idiota è una lettura brillante, sentita, che varia nei toni dall’umoristico all’intimistico, canta un’America in do minore che è pur sempre capace di regalare guizzi di spettacolarità, che sia un paesaggio nuovo o un personaggio tutto particolare che può sempre insegnarti qualcosa della vita, oppure aiutarti a trovare la tua strada.

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