La mia famiglia e altri animali – L’infanzia ideale

My family and other animals uscì in Inghilterra nel 1956 dalla penna di Gerald Durrell, naturalista e in seguito fondatore del Jersey Zoological Park (1959) e del Durrell Wildlife Conservation Trust (1963).

In Gran Bretagna questo libro fa parte del 𝑁𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙 𝑐𝑢𝑟𝑟𝑖𝑐𝑢𝑙𝑢𝑚 del GCSE, cioè si legge più o meno alle scuole medie (il che forse spiega lo spirito fortemente animalista del popolo britannico, o forse è stato l’animalismo congenito del popolo britannico a determinare la nascita e la fortuna di questo libro).

È un racconto autobiografico: a 10 anni, nel 1935, Gerald si trasferì con la sua famiglia e il cane Roger nell’isola di Corfù, dove visse fino al 1939, quando i primi rumori della guerra imposero il ritorno definitivo in patria.
Una famiglia oltremodo stravagante, dai tratti volutamente esagerati per dare alla narrazione un tono surreale e comico tale da giustificare il titolo.

Il fratello maggiore Larry è Lawrence Durrell (1912-1990), anch’egli divenuto scrittore prolifico di romanzi psicologici (l’opera più nota è la tetralogia The Alexandria Quartet). Larry, all’epoca ventitreenne, è ritratto in perenne posa da intellettuale, in realtà totalmente imbranato e privo di senso pratico tanto da provocare non pochi disagi alla famiglia. Fra le sue fisse, quella di invitare amici intellettuali da tutta Europa per riempire la casa di personaggi stravaganti e ridicoli.

Poi vengono Leslie, ventunenne pericolosamente attratto dalle armi da tiro, e Margo, diciottenne svampita in balia dell’acne.

La famiglia Durrell e la Casa giallo narciso

La madre vedova completa il quadretto familiare con la sua personalità stoica e imperscrutabile, l’inguaribile tratto di superiorità British, l’affettazione a volte ridicola.

La Corfù che fa da sfondo alla storia della famiglia Durrell è un paesaggio paradisiaco, ricco di una natura piena di sorprese e magia che Gerald narra con ricchezza di particolari e una specie di incanto;

Outside, the island was striped and patched in black and silver by moonlight. Far down in the dark cypress trees the owls called to each other comfortingly. The sky looked as black and soft as a mole-skin covered with a delicate dew of stars. The magnolia tree loomed vast over the house, its branches full of white blooms, like a hundred miniature reflections of the moon, and their thick, sweet scent hung over the veranda languorously, the scent that was an enchantment luring you out into the mysterious, moonlit countryside.’

ma quello che doveva essere il racconto del suo avvicinamento alla natura e alle scienze divenne suo malgrado una divertente e iperbolica saga familiare. Lui stesso lo spiega nell’introduzione: una volta che li ha citati, questi non hanno più voluto saperne di levarsi di mezzo e il racconto delle loro gesta, vizi e manie si accomoda con incredibile naturalezza in mezzo alle meraviglie dell’isola di Corfù.

E’ un privo romanzo di una vera trama, è piuttosto un susseguirsi di ricordi vividi di un paesaggio pieno di magia (dobbiamo pensare a Corfù come doveva essere prima che il turismo di massa le rubasse la dignità), di aneddoti familiari grondanti 𝐻𝑢𝑚𝑜𝑢𝑟 inglese, di case “color rosa fragola”, “giallo narciso” e “bianca come la neve” (impressionante la facilità con cui la famiglia Durrell, peraltro priva del padre morto prematuramente, disponesse di soldi sufficienti ad affrontare cinque anni di vita sfaccendata nelle isole Greche) e personaggi indimenticabili come l’uomo delle cetonie e la domestica Lugaretsia, l’aiutante tuttofare Spiro.

Ho provato anche un po’ di invidia per il giovane Gerald e la sua infanzia libera e selvaggia (oggi le sue avventure rigorosamente in solitaria, senza l’ombra di una relazione sociale con dei contanei, le vedremmo come segnali di una personalità patologica). Desta una tenerezza infinita Roger, il cane “effeminato” (per gli standard dei disgraziati cani randagi di Corfù) dalla fedeltà commovente. C’è un’aura fiabesca che avvolge quel mondo semplice e privo di pericoli dove il colmo della felicità per un bimbo era una fetta di cocomero. Ci sono poi dei personaggi secondari di grande fascino, come il precettore Theodore, “che vi faceva sentire che non vi stava propriamente insegnando qualcosa, ma vi stava ricordando qualcosa che voi già sapevate…

Certo, a grattar bene si trova anche tanta aria di superiorità britannica in questa strana famiglia di privilegiati; dalla storia trapela continuamente un malcelato disprezzo degli abitanti e dei costumi di Corfù: teniamo in mente che il libro è del 1956, tempi lontani dal politically correct, quando ci voleva di spingere sull’acceleratore del ridicolo e dello scontro culturale per suscitare quello humour che piace tanto agli inglesi!

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