4 3 2 1 : the road not taken

Questo romanzo di Paul Auster del 2017 rappresenta una novità nell’ambito della sua produzione letteraria: fino a questa, era conosciuto per romanzi piuttosto brevi.

Qui abbiamo invece un Bildungsroman ambizioso, suddiviso in quattro direzioni narrative (da cui il titolo), ognuna delle quali rappresenta una possibile variazione della vita dello stesso personaggio, a seconda di piccoli e grandi episodi che cambiano il corso degli eventi.

Riecheggia Robert Frost e la poesia “The road not taken

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E infatti quest’opera celeberrima è citata nel capitolo 2. Ma richiama anche Life after Life di Kate Atkinson (2013).

Il breve prologo narra la storia del nonno “Ichabod”, un emigrato ebreo russo, che ha tre figli, fra cui il minore Stanley; Stanley diventa venditore di elettrodomestici insieme ai due fratelli maggiori e sposa Rose, fotografa; insieme hanno un unico figlio, Archibald Rosenberg. Da qui, il libro si divide in sette capitoli, che procedono paralleli in 4 sottocapitoli ognuno.

Il libro può essere letto in due modi: seguendo la suddivisione 1.1, 1.2, 1.3 etc. leggiamo il procedere parallelo delle quattro vite possibili. Oppure si può leggere una vita alla volta, seguendo la scansione 1.1, 2.1, 3.1 etc.

Molti personaggi restano uguali nelle quattro vite: i genitori fanno sempre lo stesso mestiere, la zia Mildred (sorella di Rose) è un personaggio piuttosto altezzoso e distante, ma profondamente influente nella vita di Archibald; ed Amy è la coetanea che nelle varie vite assume le forme diverse di fidanzata, amica o sorellastra di Archibald (o Archie).

Sullo sfondo scorre la grande storia americana degli anni Cinquanta e Sessanta, la storia che Paul Auster ha vissuto in prima persona: l’assassinio di Kennedy, La Guerra del Vietnam, il movimento per i diritti Civili, i figli dei fiori…

All’inizio, è complicato seguire le diverse storie, non tanto per la complessità della trama del libro, anzi proprio per la linearità degli eventi, che si susseguono senza troppi sconvolgimenti. Solo nella vita n. 2 accade che cui Ferguson muore giovane, sotto un violento temporale (l’autore ha vissuto veramente il trauma di un ragazzo morto folgorato vicino a lui, a 14 anni): allora tutti i sottocapitoli .2 saranno una una pagina vuota per il resto del romanzo.) Le linee temporali coprono tutte le due decadi degli anni ’50 e ’60) e molti degli stessi luoghi fra New York e il New Jersey.

Sostanzialmente anche la personalità di Ferguson rimane la stessa, immutata dai diversi destini. Nonostante le grandi differenze – Columbia University vs. Princeton vs. Parigi, Amy come fidanzata vs. ragazza come sorellastra vs. ragazza come cugina – Ferguson rimane coerente. In ogni vita è un ragazzo incline alla riflessione filosofica, curioso di Dio, adolescente tormentato dal sesso e dall’identità sessuale, scettico sulla capacità del denaro di fornire felicità, orgoglioso e affettuoso verso la madre artista, in rapporto di odio-amore verso il padre, politicamente vicino alle cause liberali ma mai un rivoluzionario, nemmeno durante il culmine dei movimenti giovanili del 1969.

Soprattutto, è sempre uno scrittore. Mentre il romanzo esplora molti dei consueti temi di Auster – la storia americana, il ruolo della coincidenza nelle nostre vite, i soldi, la relazione padre / figlio – se dovessimo identificare un tema per questo libro sarebbe sicuramente la scrittura. La sua domanda fondamentale è “In che modo la vita influisce sulla scrittura?”

Come abbiamo detto, è un libro che combina la sperimentazione con l’autobiografia. Paul Auster è nato nel New Jersey da genitori ebrei, come Ferguson; come Ferguson-1 ha frequentato la Columbia University e come Ferguson-3 ha vissuto in Francia e ha iniziato la sua carriera pubblicando un libro di memorie. Come Ferguson, Auster è attratto da donne forti e intelligenti; Lydia Davis prima, la moglie Siri Hustvedt dal 1981. Come F-1 era alla Columbia nel 1968 durante le proteste studentesche di quell’anno. Come F-4 scrive narrativa sperimentale.

Poiché 4 3 2 1 riguarda la scrittura, gli scrittori e il modo in cui le vite degli scrittori influenzano il loro lavoro, conoscere la vita di Auster fornisce una una sorta di quinta direttrice narrativa. Il messaggio di questo romanzo sperimentale sembra questo: le variabili della vita – dove vivi, dove vai a scuola, con chi vai a letto – in realtà non contano così tanto. Lo scopo della vita di Ferguson – scrivere – rimane identico da una vita all’altra.

Possono variare il contenuto e lo stile della sua scrittura, il processo creativo (Auster ne fornisce molti esempi), ma ciò che non cambia è la forte volontà di Ferguson che si dedica al suo lavoro. Che si tratti di narrativa speculativa, traduzioni di poesie francesi, memorie o critiche (tutto ciò che Auster ha pubblicato di persona), Ferguson è nato per essere scrittore.

C’è anche un elemento di fortuna: negli anni Sessanta l’America sacrificò molti dei suoi figli maschi alla lunga guerra del Vietnam, invece Ferguson, maschio in età di leva al culmine di un conflitto troppo lungo, riesce sempre ad evitare l’arruolamento. In ogni vita c’è qualcosa che, risparmiandogli l’agonia della guerra, gli permette di concentrarsi sulla sua scrittura senza doversi trovare un lavoro a tempo pieno.

In queste 900 pagine, a contorno della storia della vocazione letteraria di Ferguson, scorre tutto l’universo di Paul Auster: ci sono l’amore per lo sport (il baseball e il basket) e l’interesse per la politica americana (che occupa fino all’ultima pagina di 4 3 2 1), ci sono pagine e pagine di virtuosismo descrittivo che a volte fa chiedere “What for?”, ma nel finale, sorprendente, tutto torna.

Soprattutto c’è New York, la sua città, incredibile e magnetica, generosa di possibilità, una città come nessun’altra al mondo.

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