Us, hikikomori didattico

Le campagne da qualche giorno iniziano a confondersi, è difficile tenerne a mente tutte le trame, Tommaso sente che ci sono elementi che si ripetono, qualcosa che torna in ogni conflitto, così come si ripetono certe domande difficili che gli affollano la mente: chi ha ragione? Chi ha torto? A volte è immediatamente chiaro chi siano i buoni e chi i cattivi e loro, che si trovino da una parte o dall’altra, devono adeguarsi, nonostante le ingiustizie che sono chiamati a commettere

Michele Cocchi è psicoterapeuta dell’infanzia e l’adolescenza e scrittore (fra le sue opere precedenti, La cosa giusta (2016), La casa dei bambini (2017) e la raccolta di racconti Tutto sarebbe tornato a posto (2010).

Quest’ultimo libro, Us, è dedicato ai ragazzi ma è illuminante anche per i genitori e gli insegnanti, perché affronta con delicata saggezza un argomento che divide le generazioni: il titolo parla di un videogame.

Divisi perché da una parte ci sono gli adolescenti, magnetizzati dai videogiochi fino a farsi eremiti dalla propria stanza, ostaggi di storie e gesti mirabolanti che scorrono sugli schermi a velocità preoccupante, disposti a rinunciare a tutti gli altri divertimenti, alla vita sociale, alle vacanze e ai pasti in famiglia per seguire le proprie “campagne”. I giapponesi hanno coniato all’uopo un termine, hikikomori, cioè “chi si è ritirato, chi sta in disparte”, per dare un’aura più poetica alla solitudine dei gamer.

Hikikomori, arriva in Italia il fenomeno dei ragazzi che vivono al contrario e si isolano

Dall’altra parte ci sono gli adulti che non capiscono, perché l’esperienza del videogioco gli è mancata, o ha lasciato un’impronta marginale: l’incomprensione è facile e allora viene spontaneo etichettare questi gamer come “ebeti”, “drogati”, tanto azzardato è il ricorso a categorie complicate e spesso fuori luogo. Proviamo a ribaltare per un attimo il punto di vista: cosa può insegnare un videogioco?

Il gamer della nostra storia si chiama Tommaso e ha 16 anni. Il suo hikikomori dura da ben 18 mesi e il videogioco che lo ha circuito si chiama “Us”, noi. Le regole impongono la formazione di squadre di tre perfetti sconosciuti, che non possono parlare di sé e che hanno avatar esotici: Logan, Rin, Hud.

La challenge del gioco è il cuore del romanzo: ogni giorno i tre compagni dovranno “combattere” in una missione storica, che li porta a vivere i più grandi avvenimenti storici del Novecento, dal nazismo al conflitto arabo palestinese, dalle guerre nei Balcani all’Apartheid… Mette i brividi rileggere tutte insieme le grandi tragedie dell’umanità; ancor di più perché, come in tutti i videogiochi, i nostri gamer ogni giorno dovranno scegliere qualcuno da salvare e qualcuno da eliminare, dovranno SCHIERARSI cercando nella storia il proprio metro di giudizio, dovranno SCEGLIERE come si diventa esseri umani.

Attraverso queste challenges, narrate con semplicità ma anche nitidezza e profondità ad uso di chi conosce poco il mondo dei videgames, Tommaso arriva a una sua crescita  interiore, un nuovo senso di discernimento. Tuttavia sarà necessario un intervento terapeutico, da parte di una psicologa, a far capire che c’è ancora strada da fare e che l’hikikomori resta comunque un tema da approfondire, adulti e ragazzi, insieme.

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