La donna degli alberi, la solitudine creativa

Lo scrittore napoletano Lorenzo Marone ha all’attivo otto romanzi e numerosi premi letterari. In questo suo ultimo libro ardisce a parlare con la voce di una donna (esperimento già svolto con buona riuscita in “Magari domani resto“, del 2017) e con la voce della montagna, che per un campano è sicuramente un lavoro impegantivo!

Essenzialmente è un romanzo molto intimista, un diario di riflessioni personali dove l’azione è sostituita dal pensiero e il pensiero prende la forma di una poesia pura che celebra la potenza riparatrice della natura.

La Donna (nessuno dei personaggi ha un nome), porta su di sé i segni di un disagio della civiltà che è ben esposto nell’incredibile capitolo iniziale. Durante il suo anno di ritiro in montagna avrà occasione di innamorarsi di uno Straniero misterioso, ma anche di affezionarsi a una famiglia di allevatori, alla proprietaria del rifugio in paese, vedova, e a una strana e singolare donnina, la Guaritrice. Attraverso queste relazioni avviene la sua maturazione e la scelta di prendersi cura della montagna si fa metafora della cura della propria anima.

Trekking & Beer: dalla bellissima abetaia ai piedi del Monte Prana alla  Piana vista mare > STF Camaiore

Nella storia di una donna in fuga da un mondo senza amore che si mette a “seminare” alberi confesso che ho faticato un po’, a ogni pagina cercavo il perché di tanto dolore, ma niente, non succedeva mai niente. In realtà sono stata vittima di un modo di pensare tanto caro alla modernità, che è il nostro affannoso cercare ragioni, spiegazioni, cartelle mediche, atti notarili, perdendo di vista il concetto di discrezione. Finché non ho capito che la compassione non richiede motivi, si dà e basta.

È un romanzo pervaso di riflessioni e fra queste c’è un costante ritorno a evocazioni di maternità sotto molteplici forme, anche insolite, animali simbolici (c’è una volpe che, lungo tutta la storia, si accosta gradualmente alla Donna e nel frattempo si trasforma, dal timore alla fiducia totale) e una spiritualità laica che parte dal cristianesimo dei nostri archetipi personali e guadagna prospettiva grazie al confronto con le leggi della natura.

Mi è piaciuto con qualche riserva: dei personaggi inverosimili, un linguaggio singhiozzato che rende la voce narrante della Donna un po’ stonata, poco femminile e poco montanara. Se avete letto un libro qualsiasi di Beppe Fenoglio (che infatti compare casualmente nella casa di un personaggio), capirete che cos’è il parlare della montagna.

Però è straordinaria la riflessione sul senso della solitudine, che casualmente ha trovato il momento migliore per giungere a noi: in questi tempi di ritiro imposto scopriamo che la solitudine ci va stretta e il fastidio che sentiamo dovrebbe allarmarci: è un segno di quanto siamo incapaci di riconoscere che, se sappiamo coltivarla, la solitudine è crescita, rinascita e creazione.

2 pensieri riguardo “La donna degli alberi, la solitudine creativa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...