Venezia è un pesce, go local

Come sarebbe Venezia senza i suoi turisti? Possiamo farci questa domanda per tutte le città del mondo, ma Venezia, più delle altre, sembra vivere in funzione dell’immenso fiume di gente che ogni giorno ne invade calli e canali, mentre i residenti si riducono progressivamente (175.000 negli anni Cinquanta, 55.000 oggi). Tiziano Scarpa descrive la “sua” Venezia minore, quella delle scorribande in bicicletta da ragazzino e delle passeggiate notturne da studente, quella delle osterie tipiche (che non rivela, ma ci incita a scoprire da soli, addentrandosi nelle strettissime calli e nei campielli nascosti alla calca). Si scaglia contro l’economia turistica con una certa spiritosaggine, un umorismo che si nutre delle sfumature:

Hai l’allergia a tutto ciò che è kitsch, senti i brividi sulla pelle quando vedi qualcuno che compra una maschera di Carnevale con l’orlo di merletto dorato… Vorresti sprofondare, dissociarti dall’umanità, trovare qualche nascondiglio fuori dal mondo…

Venezia è un pesce è la riedizione (è apparso per la prima volta nel 2000) di un bellissimo libro “per ragazzi” (tale doveva essere il target di questa guida turistica un po’ ribelle, che invita il visitatore a godere della città con tutti i cinque sensi e anche gambe, mani e cuore) che smaschera tutti i luoghi comuni su un posto unico al mondo, “solide fondamenta costruite sulla melma” e monito della fragilità delle cose belle e sublimi. La riedizione, arricchita di nuove rilessioni nel capitolo “Coda” (del pesce!) è stata suggerita dalle esperienze recenti della Serenissima, come l’eccezionale acqua alta dell’ottobre 2019 e le crescenti polemiche sull’approdo delle navi da crociera nel cuore della laguna.

Venezia è un pesce, per la precisione “una sogliola colossale distesa sul fondo”, a guardare le mappe. Ma è anche ratti e pantegane, gabbiani inferociti e microfauna in trasformazione. Un bosco alla rovescia. Il linguaggio, che in pratica è un susseguirsi di metafore e similitudini da far girare la testa, pare da solo una dichiarazione d’amore per questa città.

È una città da esplorare con i cinque sensi e tutti gli arti, infine con il cuore, ricordandoci che è sempre la città degli innamorati (non necessariamente platonici!), fra un’acqua alta e l’altra, fra una nave da crociera e uno Spritz,

…un miscuglio senza pretese che tutto il mondo spaccia per un cocktail elegante e fa pagare come tale…


Come un bel libro per ragazzi, il tono è semplice e confidenziale, con i verbi coniugati al femminile, che genialmente trasforma la narrazione in un gioco di seduzione.

Eppure Tiziano Scarpa non ha intenzione di blandire il lettore con una descrizione leggiadra e compiacente, quella che ci hanno tramandato generazioni di scrittori e viaggiatori. Il suo racconto punta piuttosto ai fatti pratici, ad esempio all’architettura ardita, ai luoghi per gli innamorati, alle misure da prendere in caso di acqua alta…

Grande attenzione è posta sulla minaccia del fragile equilibrio ecologico della laguna, minacciato da nuove specie marine arrivate probabilmente dagli scarichi delle navi, ma è simpatico anche il monito alla superficialità di certi giudizi sentimentali: la trasparenza dei canali durante il lock down, per esempio, non era una questione di “riduzione dell’inquinamento!!!” come i giornalisti gorgheggiarono tronfi, ma semplicemente del fango che non veniva più sollevato dalle eliche dei motoscafi…

È forse per smantellare l’ovvio e restituire dignità antropologica a una città che sembra Disneyland in putrefazione che Tiziano trascura personaggi eccellenti come Casanova e Marco Polo, Manuzio e San Marco, a beneficio di gondolieri dai muscoli d’acciaio e pescatori in via d’estinzione, muratori dell’impossibile e cadute più o meno accidentali nelle fetide acque della laguna.. .

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