La pianta del mondo, nuovi paradigmi per l’ambiente

Stefano Mancuso è professore all’Università di Firenze e direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV: http://www.linv.org/).

Grande divulgatore, dalla penna leggera e ironica.Membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, e docente presso numerose università in tutto il mondo.

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Anche di queste esperienze fra la Francia e il Giappone parla in questo libro del 2020, che è una raccolta di 6 saggi sulle piante, nel consueto stile affabile e appassionato di Stefano e illustrazioni dello stesso autore: un viaggio incredibile attraverso un mondo che, rappresentando l’85% della vita sulla Terra, non finiremo mai di scoprire. Non è di biologia che si parla, ma di musica, viaggi lunari, libri antichi, scienze forensi, urbanistica e archeologia, dove gli alberi fanno da tangente a un’infinità di aneddoti storici e riflessioni scientifiche.

Il racconto parte giocando sull’ambiguita’ lessicale della parola “pianta”, per cui ci narra di un incontro con un erudito francese, bibliofilo appassionato e della scoperta casuale di una mappa (pianta) degli “alberi della libertà” trapiantati in tutta la Francia e nei dintorni, all’indomani della Rivoluzione Francese.

La pianta-mappa è anche sotterranea, fatta di una fitta rete di intrecci delle radici che si aggrappano le une alle altre allo scopo di creare un modello di vita cooperativo. Qui si anima anche l’idea centrale di questo libro: da 150 anni l’umanità si è fatta dominare dal modello matematico del predatore-preda di origine darwiniana, fino ad estendere i suoi assiomi anche all’ambito antropologico (il paradigma sociale contemporaneo è sempre incentrato sulla competizione e sul dominio del più forte, in qualsiasi ambito). Ma il mondo animale rappresenta lo 0,3% degli esseri viventi e ostinarci ad adeguare il nostro sistema di valori a questa minoranza limita profondamente le nostre speranze di progresso.

E così viviamo con l’idea ridicola e pericolosa che quel che vale per lo 0,3% nobile della vita (gli animali) sia ciò che caratterizza la vita intera e che è meritevole di essere conosciuto, il resto è del tutto marginale. Non so se l’irragionevolezza di questa situazione vi colpisca come colpisce me.

Il mondo vegetale ci insegna invece un modello contrario, fondato sul “mutuo appoggio” codificato dallo zoologo-economista Peter Kropotkin (in termini odierni possiamo chiamarlo 𝑰𝒏𝒕𝒆𝒓𝒄𝒐𝒏𝒏𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆, che è così cool). Immaginate se all’epoca si fosse attribuita uguale importanza alla teoria di Kropotkin rispetto a Darwin. Immaginate che progresso dell’umanità si avrebbe, oggi, dal rovesciamento di questi due paradigmi!

Terminata questa importante riflessione sui possibili modelli di vita che ci suggeriscono le simbiosi arboree, il libro continua su una china aneddotica e divertente, fra la dendrocronologia e i viaggi dei semi nello spazio. Una riflessione interessante, cagionata come sempre accade da episodi inizialmemente si trova nel capitolo riservato alle banane: da un’ardita ricerca sulla viscosità della buccia di banana, compiuta nell’efficiente Giappone per una certa scommessa, si approda a una celebre canzone del 1967 del cantante Donovan, che all’epoca fu lanciato come “la risposta britannica” a Bob Dylan; un paragone del genere basterebbe da solo ad affossarti la carriera, e comunque fra le sue canzoni ebbe successo la strampalata Mellow Yellow, brano dal testo nonsense che farneticava di una banana elettrica: “electrical banana / is bound to be the very nexy phase“. Da qui, complice la cultura della droga degli hippie e qualche rivista in cerca di scoop, dilagò la storia delle bucce di banana allucinogene, con un seguito di adepti convinti che la teoria avesse un fondamento scientifico. L’episodio è esilarante da leggere, fino a che non ti rendi conto che ancora oggi, mezzo secolo dopo, è più facile dare credito alle chiacchiere che alle voci autorevoli.

Questo aneddoto ha un senso, purtroppo molto doloroso da ammettere, perché quello che accade a livello di cultura popolare, o di accesso all’informazione, per cui si tende a dar credito a chi fa la voce più forte, si verifica anche a livello accademico, o di cultura elitaria, dove vige ancora una rigida gerarchia dei saperi che non lascia spazio a interpretazioni e proposte provenienti, ad esempio, da un agronomo quale è lo stesso Mancuso:

“Mi occupo di piante. Sono un agronomo”, infatti, è una risposta non prevista dal canone.

Un medico, un fisico, un chimico, un giurista, un architetto, un ingegnere sono tutti rispettabili professionisti, finanche filosofi, matematici, geografi e geologi, sebbene visibilmente stravaganti, sono ammessi fra le discipline accademiche. Ma un agronomo, via, che razza di professione sarebbe? Nel momento in cui lo pronunci, capisci che ti stai ponendo fuori dalla decenza.

In sintesi, questo libro offre una serie di spunti per apprezzare il regno vegetale e i suoi comportamenti anche come possibili chiavi di svolta per la nostra civiltà, che chiede una revisione urgente per la propria sopravvivenza. Lo fa con brio, intelligenza e senso critico che non risparmiano qualche stoccata all’incapacità delle strutture civili e degli apparati burocratici di venire incontro al cambiamento tanto auspicato:

La burocrazia ha vinto: non richiederò mai nulla. … Ogni volta che un cittadino rinuncia per sempre al suo diritto di richiedere qualcosa alle istituzioni, si brinda alla missione compiuta e si aggiunge il suo nome alla lista d’oro dei Silenti: i cittadini perfetti.

Take home message: la divulgazione scientifica, meglio se condita con un pizzico di umorismo, è un passo fondamentale per dare consapevolezza ecologica a una civiltà che sembra perderla di vista continuamente. Per una letteratura incentrata su alberi e foreste ci sono tantissimi libri affascinanti, a partire da L’uomo che piantava alberi di Jean Giono a tutti i romanzieri e poeti dell’America ottocentesca: Jack London, Henry David Thoreau, Walt Whitman, Mark Twain (l’enfasi sul paesaggio naturale, in questo continente in cerca di identità, sembrava il giusto contrappunto all’uomo civilizzato della letteratura europea). Riguardo agli alberi c’è molto da esplorare soprattutto nelle collane dell’editrice L’ippocampo, che traduce in Italia le maggiori opere illustrate: in tema alberi cercate soprattutto i libri di Jonathan Drori e Kevin Hobbs. Inoltre vi consiglio la splendida opera di Tiziano Fratus, Manuale del perfetto cercatore d’alberi.

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