La ferrovia sotterranea

Colson Whitehead, newyorchese nato nel 1969, è autore di nove romanzi e vincitore, fra gli altri, di un Premio Pulitzer del 2017 per The Underground Railroad, La ferrovia sotterranea.

Colson Whitehead

Racconta la storia di Cora, schiava afroamericana di terza generazione, diciottenne, delle terribili condizioni di vita dei neri nelle piantagioni di cotone della Georgia: alla Randall plantation, dove lei si trova, Cora conosce un carico di odio e sofferenza inauditi, brutalità e violenza gratuiti da parte degli schiavisti, disprezzo da parte dei suoi pari perché lei è stata abbandonata dalla madre Mabel, fuggita verso il Nord.

Alla vicenda di Mabel fuggitiva sono dedicati dei capitoli brevissimi, sparsi lungo la storia di Cora, che consistono in volantini di segnalazione sparsi per la nazione, ma di lei, di fatto, conosceremo il destino solo alla fine.

Quando conosce Caesar, schiavo giunto dalla Virginia, Cora si mette in fuga con lui attraverso la ferrovia sotterranea, consapevole della difficoltà del suo viaggio e del pericolo concreto che rappresenta la cattura, perché in questi casi è seguita da un’esecuzione esemplare, di fronte a tutta la piantagione, come quelle cui lei ha già assistito.

“Ferrovia sotterranea” era il nome metaforico di una reale, fitta rete di contatti fra abolizionisti e neri liberati che organizzava un sistema di coperture e nascondigli per gli schiavi in fuga, spingendoli via via fino al Canada.

Se volete vedere com’è fatto davvero questo paese, dovete prendere il treno. Mentre andate a tutta velocità guardate fuori, vedrete il vero volto dell’America.” Era tutto uno scherzo, allora, fin dall’inizio. Nei suoi viaggi, fuori dal finestrino c’era solo il buio, e solo quello ci sarebbe sempre stato.

Il viaggio di Cora verso la libertà è accidentato di prove durissime e nuove fughe, da uno stato all’altro, perseguitata da Ridgeway, zelante cacciatore di schiavi fuggiaschi. L’accanimento di Ridgeway nei confronti di Cora è dettato dal suo fallimento nel ritrovare proprio Mabel.

Riuscirà a catturare Caesar in South Carolina, ma Cora gli sfuggirà, spostandosi dapprima in North Carolina eTennessee, poi in Indiana e infine nell’ancora selvaggio West, sempre più lontana dai cappi degli schiavisti del Sud.

SuI tema della schiavitù americana e della Underground railway c’è una letteratura talmente vasta e prestigiosa che Colson Whitehead ha voluto aggiungere un suo contributo geniale, immaginando la ferrovia sotterranea come un elemento reale, un tunnel “scavato da tutti quelli venuti prima di te”, come viene annunciato a Cora.

Questo tunnel introduce un elemento magico nella narrazione realista a cui si aggiungono, nella storia, altri minuscoli dettagli, come un grattacielo o un misterioso esperimento di ingegneria sociale per eliminare la popolazione nera, che la critica letteraria ha voluto avvicinare alla vicenda dell’Olocausto.

La magia emerge lentamente, dapprima come vago disagio durante un grottesco banchetto di bianchi di fronte alle torture di uno schiavo fuggiasco, oppure a un compleanno in cui nessuno sa l’età del festeggiato. Quando diventa palese, sarà la chiave che ci permette di rileggere il viaggio di Cora in senso epico e di rinvenire sparsi riferimenti alla letteratura universale, dai Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift al realismo magico latinoamericano, la persecuzione di Ridgeway come l’ossessione di Ahab per Moby Dick di Herman Melville, e ancora richiami al Diario di Anna Franck e Anna Segher.

Reale, però, è il dolore della storia di schiavitù e “liberazione” dei neri d’America, che dovettero attendere più di un secolo, dopo l’abolizione dello schiavismo, per accedere ai diritti civili, che da soli continuano a non garantirne pari dignità e rappresentanza.

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