La lettrice testarda, appunti di vita

L’Europa conosce pochissimo gli autori australiani ed Amy Witting è considerata, una degli autori più raffinati di questo Paese che nel suo fascino misterioso resta sempre un po’ fuori dai nostri radar.

Amy Witting (nata Joan Austral Fraser) visse lungo tutto il Novecento, ma approdò molto tardi alla scrittura, quando andò in pensione dal lavoro di insegnante di letteratura. Lo pseudonimo scelto, Witting, è il compendio del suo sentire, poiché è un costrutto verbale del sostantivo “Wit” (acume, brillantezza, spirito critico) e reca con sé il significato di consapevolezza e convinzione. Infatti la scrittrice disse di sé che non avrebbe “mai rinunciato alla propria coscienza, restando sempre” witting”, cosciente“.

Amy Witting

I temi dei suoi romanzi sono infatti strettamente legati alla presa di coscienza della propria identità, all’elaborazione delle esperienze infantili che spesso deformano e indeboliscono la piena realizzazione dell’individuo in età adulta.

I suoi romanzi furono accolti con freddezza all’inizio e questo fu addirittura respinto perché toccava una corda delicatissima e un po’ tabù, quella del rapporto con una madre anaffettiva.

L’Italia è arrivata tardissimo a conoscere Amy Witting, poiché solo nel 2020 è stato tradotto questo romanzo (il titolo originale è “I for Isobel“) uscito nel 1989, prima della morte dell’autrice.

È una sorta di breve romanzo di formazione dove l’educazione sentimentale è affidata ai libri, l’unica isola felice nella vita della piccola Isobel.

La conosciamo nel giorno del suo nono compleanno e scopriamo che è una bambina che conosce solo indifferenza e disprezzo da parte di una madre profondamente turbata, spaventata dal mondo e ossessionata dalla povertà, infine incapace di donarsi alle proprie figlie.

La prima è Margareth, che in qualche modo riesce ad allinearsi alle aspettative della madre, ma arriva a dover nascondere le proprie scelte e alla fine subisce anche lei una condanna morale ingiusta e dolorosa.

Poi c’è Isobel, la piccola ribelle, che trova consolazione nelle letture di nascosto nella casa di vacanza dei conoscenti, e attraverso quei libri sogna di vivere in Baker Street e di avere Sherlock Holmes come modello, con la pacatezza e l’integrità che nessun adulto del mondo reale sembra possedere.

Alla morte della madre, Isobel trova un lavoro come dattilografa, va a vivere in una camera d’affitto, conosce nuove persone, ma da quel punto scopre quant’è difficile tessere relazioni vere se nella sua vita non ha mai avuto l’affetto sincero a cui ogni individuo ha diritto.

Isobel ha una spiccata capacità di osservare le persone ed è consapevole della corazza che le impedisce di legarsi empaticamente agli altri, o di innamorarsi o addirittura provare gioia e tristezza. Sa di essere diversa e allora cerca nella letteratura, nelle storie e nelle poesie ciò che non riesce ad articolare spontaneamente.

Una storia interessante, indebolita da qualche falla narrativa e da una trama non sempre coerente, specialmente nella parte finale. Anche il titolo italiano è fuorviante, più calzante è il titolo originale “I for Isobel”, gioco di parole in cui “I” è l’iniziale ma anche il pronome “io”.

Take home message: Peccato che la narrativa australiana è piuttosto trascurata da questa parte del mondo e poco tradotta. Sarebbe interessante capirne i motivi e magari rimuoverli. Peccato, anche, che la protagonista di questo romanzo di formazione si lasci ispirare solo da libri e autori inglesi. Immagino quanta narrativa per bambini si possa trovare in un continente che ospita le specie animali più simpatiche e rare al mondo. Immagino anche che begli scenari farebbero da sfondo alle storie ambientate down under.

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