Jane Seymour, la più amata

Neri Pozza cura l’uscita italiana della serie di Six Tudor Queens di Alison Weir e ad oggi sono usciti i primi tre volumi su Caterina d’Aragona, Anna Bolena e, appunto, Jane Seymour, che storicamente è la meno documentata delle sei mogli di Enrico VIII. Esiste già una bibliografia consistente intorno a queste figure storiche, ma l’autrice, una storica inglese molto feconda e sensibile alla narrazione dell’intricato mondo dei Tudor, ne ha reso una versione molto intima, centrata soprattutto sul (possibile) mondo interiore di questi personaggi.

La trama:
Conosciamo Jane Seymour a dieci anni, insieme alla sua famiglia nobile, nella tenuta di Wulfhall, nella campagna del Wiltshire. Jane è una giovane pervasa da un fervente spirito religioso ed è intenzionata a prendere i voti e ritirarsi in un monastero. La famiglia le concederà questa esperienza, ma lei stessa riconosce di non essere tagliata per la vita religiosa.
A diciotto anni, ancora incerta sulla scelta fra la vocazione familiare e quella spirituale, Jane si lascia convincere dalla famiglia (ambiziosa e determinata a ingraziarsi i favori del re Enrico VIII) a trasferirsi presso la corte della regina Caterina d’Aragona, figlia dei re cattolici di Spagna e apprezzata dal popolo per la sua grande bontà; vi riesce grazie all’intercessione del cugino Sir Francis Bryan.
Essere damigella al seguito della regina sarebbe una garanzia per trovare un buon marito e la protezione del sovrano, ma Jane, pallida e non particolarmente bella, si sente invisibile agli occhi degli uomini di corte. In questo ambiente conosce il re Enrico e Anna Bolena, una damigella arrivista e maliziosa che, dapprima sedotta da Enrico, diventerà seduttrice fino a decretare la fine del matrimonio e istigare una ribellione epocale: re Enrico ripudia Caterina per sposare Anna, ma per far questo provoca una scissione dalla Chiesa di Roma e si proclama capo della Chiesa d’Inghilterra.
Jane diventa, suo malgrado, dama di compagnia della regina Anna Bolena, che presto si rivela per quello che é: irascibile, vendicativa e lussuriosa. Mano a mano che il matrimonio con l’inquieto Enrico comincia a sfaldarsi, il re nota Jane e si innamora della sua virtù e dolcezza.
Quando la famiglia si rende conto dell’interesse del re nei suoi confronti la sollecita a ricambiare l’affetto e guadagnarne il favore per la sua famiglia. Da questo momento la vita di Jane si trasforma perché si ritrova al centro di un pericoloso gioco politico: liberarsi di Anna Bolena, emanciparsi dalla Chiesa cattolica, fondare una Chiesa nazionale guidata dal re. Ma anche dare a Enrico un erede maschio, garanzia di continuità dinastica.

Il problema della biografia di Jane Seymour, di cui esistono fonti storiche ma non ci sono documenti direttamente attribuibili a lei (a parte qualche lettera), è che in questo romanzo parte della sua vita è sovrapposta a quelle di Caterina d’Aragona e Anna Bolena, personaggi oggettivamente più interessanti e caratterizzati, nel bene e nel male.

Se la ricostruzione del quadro storico e dei dettagli di costume è ammirevole (colpisce soprattutto il riferimento ad artisti dell’epoca, come il pittore Hans Holbein), laddove la storica è costretta a ricorrere a ipotesi personali per ovviare al vuoto documentale si nota la debolezza del libro, dove risaltano piuttosto dei personaggi dai tratti quasi shakespeariani (su tutti Anna Bolena) al cui confronto la devota Jane appare scialba e inconsistente.

Gran parte del racconto è dedicata all’introspezione psicologica di Jane, divisa fra la fervida fede cattolica e la pulsione fisica per Enrico, ma è difficile arrivare a capire come lo sconforto per lo scisma della Chiesa Anglicana (con la conseguente certezza della dannazione delle anime di tutti i sudditi) possa conciliarsi con un innamoramento tanto fervido per il fautore stesso della separazione.

Più facile è seguire le manovre ambiziose della famiglia Seymour, che nel frattempo è riuscita a sistemare a corte tutti i figli.

Hans_Holbein_the_Younger_-_Jane_Seymour,_Queen_of_England_-_Google_Art_Project (1)



Il libro si perde proprio in questo punto cruciale, dove inspiegabilmente la cattolicissima Jane, timorata di Dio e pudica, diventa la mistress del re senza farsi troppi problemi morali, o meglio superando il dubbio etico grazie a sofisticati sillogismi, e ugualmente suggerisce al re un cavillo legale per liberarsi di Anna Bolena (ricordando Carlo Ginzburg e la sua lezione sull’ “universo” mentale di un personaggio di epoche passate, come possa una donna del Cinquecento esser così ferrata in giurisprudenza quando la sua educazione è limitata a letture devozionali, ricamo e poesia). Non solo, la ricostruzione immaginaria si spinge al punto da far subire a Jane, in preda al senso di colpa per la condanna a morte di Anna Bolena, una serie martellante di visioni notturne premonitrici di disgrazie a venire.

Psicologia e paranormale a parte, il dettaglio storico è impressionante. Costume, feste religiose, mercati, spettacoli, alimentazione. Non manca, ad esempio, la descrizione particolareggiata dell’epidemia di Sudor Anglicus che decimò il paese e fece vittime anche nella famiglia di Jane: oltre ai dati scientifici, l’autrice riporta anche i risvolti psicologici della vita sotto l’oppressione di una malattia sconosciuta e infingarda.

Magia Posthuma: Sudor Anglicus, the English Sweat
Un documento dell’epoca sulla Malattia del Sudore, Sudor Anglicus

Bellissima è la parte finale. Jane, è risaputo, morì per complicazioni del puerperio dopo aver dato a Enrico il sospirato figlio maschio. Qui Alison Weir ha ipotizzato e ricostruito con forza e dettagli vividi la tragica sovrapposizione di due gravi condizioni cliniche che portarono la regina a una morte dolorosissima, tra le braccia di Enrico, addolcita solo dalla visione del visetto sereno del futuro re Edoardo.

Certo è che Jane Seymour forse fu la più amata, perché alla sua morte Enrico VIII fu sepolto proprio accanto a lei, nella tomba presso il castello di Windsor.

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