Tre volte a Gerusalemme, il diplomatico erudito

Tre volte a Gerusalemme, tre quante sono le parti in cui è suddiviso questo libro del diplomatico italiano Fernando Gentilini (il suo curriculum è lunghissimo, attualmente è rappresentante speciale dell’Ue per il processo di pace in Medio Oriente al seguito di Federica Mogherini).

E’ un saggio costruito intorno a una varietà di note sparse su Gerusalemme, città emblematica e affascinante sotto molteplici aspetti; da un punto di vista strettamente geopolitico è da quasi un secolo il simbolo di un conflitto interminabile. Da un’ottica culturale la culla delle tre religioni monoteiste è il teatro di incontro unico tra culture, religioni, idee e stili di vita. E’ una capitale in equilibrio tra l’Oriente e l’Occidente, l’antico e la post-modernità, tragicamente divisa in due da una Linea Verde che separa Israeliani e Palestinesi sopra una terra che entrambe le parti rivendicano come propria. Intorno a questa Linea Verde si sono consumati decenni di divisioni, attriti, lotte feroci, attentati e incomprensioni. “Scrivere la Storia significa incasinare la Geografia”, dice Daniel Pennac.

Eppure Gerusalemme resta sempre, e queste pagine lo confermano, un luogo evocativo e nonostante tutto un centro di spiritualità che resiste ai fragori della storia: israeliani, palestinesi, ebrei ortodossi, monaci cristiani, soldati, donne e uomini provenienti da ogni parte del mondo, uniti idealmente da un rapporto speciale con la città, vi convivono fianco a fianco senza mai integrarsi davvero gli uni con gli altri.

View of the sunset at Wailing Wall in Jerusalem's Old City - Tucan Travel  Blog

Nella prima parte, dunque, Gentilini delinea la storia della città, che descrive con grande sensualità suggerendo l’approfondimento su due opere fondamentali: Gerusalemme di Franco Cardini e Verso Gerusalemme del card. Carlo Maria Martini. E’ una città che si rivela attraverso le sue pietre:

Le pietre, anzitutto, gemelle di quelle romane e ateniesi. Per colore, materia, consistenza e soprattutto perché sono tutte disposte a strati e quindi sotto ogni pietra ce n’è sempre un’altra… Ciascuna pietra ha il colore del tempo che passa. E dalla somma delle loro patine bianche, rosa, verdognole e gialle si ottiene il colore di Gerusalemme.

Sui lastroni di pietra di certe terrazze arabe ci si camminava scalzi per scaldarsi i piedi, fin dal mattino presto…

Ma Gerusalemme parla anche attraverso una cultura costruita intorno al senso di precarietà di popoli migranti: armeni, etiopi, russi, polacchi, Gerusalemme è la sintesi di una irriducibile volontà di conservare la memoria:

Questi copisti implacabili e questi migranti impavidi credevano che i libri potessero salvare il mondo. Per questo opposero la parola scritta alle persecuzioni, ai massacri e alle minacce di annientamento che la storia aveva riservato loro. Erano convinti che in tempi di grandi sconvolgimenti, con un futuro incerto e un presente dominato da violenza e ignoranza, bisognasse anzitutto studiare, salvare il sapere dalla barbarie, e tramandarlo alle generazioni future. Non solo il proprio sapere, ma il sapere di tutti: persino quello dei popoli che minacciavano la loro esistenza!

La seconda parte racconta, con una schiettezza commovente e una sorprendente ironia, il complicato lavoro della diplomazia internazionale per promuovere un processo di pace cui Israele e Palestina resistono da mezzo secolo ciascuno a modo suo, il primo con un’abile strategia di procastinazione, la seconda con un deciso atteggiamento oltranzista e poco incline al compromesso. Spiega, con grande sense of humour, che i diplomatici sono “gentiluomini mandati in giro per il mondo a mentire per il Bene del loro Paese“, che il loro è “uno dei due mestieri più antichi del mondo, e richiede al pari di quell’altro notevoli dosi di fantasia“; che il compito di un diplomatico europeo come lui è, sostanzialmente,

rendere semplici le cose complesse ma senza banalizzarle.

Riconoscendo in Francesco d’Assisi in visita al Sultano d’Egitto “per compiere un gran bene” un mirabile esempio di diplomazia francescana, Gentilini delinea un’idea della diplomazia dei Piccoli Passi Possibili, da cui possano trarre beneficio entrambe le parti, senza imporre decisioni dall’alto (come è stato il caso degli Accordi di Abramo di Donald Trump) e favorendo le istanze di chi lavora per una risoluzione condivisa.

La terza parte è quella in cui l’autore dà respiro alla sua grande passione per la cultura e la letteratura gerosolimitane, presentando un’affascinante antologia letteraria che comprende il rifondatore della lingua ebraica (Eliezer Ben Yehuda) e i narratori contemporanei, sia ebrei come Abraham Yeoshua

Come affrancere la cultura israeliana dalle beghe interne e farla riaprire al mondo, recuperando un po’ della modestia perduta, è uno dei temi centrali nel dibatito in corso in Israele.

che palestinesi, per finire con il poeta-simbolo del movimento di liberazione palestinese, Mahmud Darwish. Un excursus velocissimo ma incredibilmente suggestivo, cui seguono una bibliografia molto interessante, un ricordo commovente di Guido Ceronetti ebraista e una citazione formidabile da Amos Oz:

“Quando so cosa pensare scrivo saggi, quando invece non lo so, scrivo romanzi”.

Take home message: questo libro contiene un’interessante e “selettiva” bibliografia che riflette i sentimenti dell’autore, è il segno di un grande affetto per la materia che tratta. Da lì ci si muove per conoscere meglio gli attori di un conflitto che non prevede soluzioni immediate (guai a pensarlo), combattuto fuori e dentro le mura di una città straordinaria che ha dato a tutti i suoi figli, anche quelli in lotta fra loro tanto di cui nutrire i propri spiriti.

Tre volte a Gerusalemme
Fernando Gentilini
La nave di Teseo, 2020 
P. 288
17,10 euro

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