Il tennis come esperienza religiosa, del virtuosismo

Sarebbe bello se anche in Italia si pubblicasse l’edizione di tutti e cinque i saggi di David Foster Wallace dedicati al tennis (in America sono usciti con il titolo “String theory” nel 2016), affascinanti perché raccontano l’immensità della passione di questo scrittore per uno sport cui si era dedicato con vigore, e di cui non aveva mai dimenticato la seduzione.

On Tennis: Five Essays - Kindle edition by Wallace, David Foster.  Literature & Fiction Kindle eBooks @ Amazon.com.

Fortunati anche i giornali come il New York Times e le riviste come Tennis, che lo hanno avuto come cronista sportivo al seguito degli US Open e dei vari tornei del Grand Slam, perché quegli articoli sono diventati leggenda, carichi come sono incredibile estro narrativo e linguistico.

Einaudi invece ne ha pubblicati due: 96 pagine, due saggi e un’interessante postfazione di Luca Briasco, intense come il mondo di David Forster Wallace.
Il primo, “Democrazia e commercio agli US Open” (1995), è un esilarante reportage dell’incontro Sampras-Philippoussis, che per la loro grecita’ assumono i contorni epici di una lotta fra Atene e Sparta. Comico e iperbolico, si riconosce l’inchiostro del saggio Una cosa divertente che non farò mai più (il reportage di un viaggio in crociera) e la stessa feroce iconoclastia contro il carrozzone pubblicitario e la mediocritas americana.

“Sampras colpisce la palla con l’economia disinvolta che caratterizza tutti i veri campioni in fase di riscaldamento, la serena nonchalance di un animale in cima alla catena alimentare…”


Il secondo, “Roger Federer come esperienza religiosa” (2006) ha un registro completamente diverso: è un esercizio di scrittura giornalistica affinato all’ennesima potenza, come le 411 parole per descrivere un punto a sedici battute fra Federer e Nadal, tutto per dimostrare l’essenza del “Momento Federer“, cioè lo stato di estasi e incredulità cagionato da certe azioni dell’atleta svizzero, più simili a Matrix che a gesti umani.

Quasi tutti gli amanti del tennis che seguono il circuito maschile hanno avuto, negli ultimi anni, quelli che si potrebbero definire “Momenti Federer”… I Momenti sono tanto più intensi se un minimo di esperienza diretta del gioco ti permette di capire l’impossibilità di quello che hai appena visto fare

Su questa impossibilità si svolge tutto il ragionamento di Wallace, che si richiama al carattere epico dei campioni sportivi per pronunciare il suo sospetto di divinità, con le sue “potenza e aggressività rese vulnerabili dalla bellezza”.

“È tutto vero, ma non serve minimamente a spiegare né ad evocare l’esperienza di vedere quest’uomo in azione. Di toccare con mano, dal vivo, la bellezza e il genio del suo gioco. Bisogna arrivarci più che altro in modo obliquo, girarci attorno, o – come faceva Tommaso d’Aquino con il suo soggetto ineffabile – cercare di definirlo tramite ciò che non è”.

L’unico appiglio alla natura umana di Federer è nella nota lunghissima in cui, riportando fedelmente una dichiarazione del povero Svizzero, Wallace si diverte sadicamente a trascrivere tutte le ripetizioni e le frasi inconcludenti, infarcite di” capito”, e qui esce fuori tutta la magnificenza del Grammar Nazi che fu (così si era autodefinito in un articolo del 1996, in quanto insegnante di inglese alla State University of Illinois: «L’unico motivo per cui sono noto nello stato dell’Illinois è per essere un grammar nazi»)

Ma l’amorevole ritratto di Federer, che è sempre al centro esatto della narrazione, è in realtà un appiglio per dar vigore a un’iperbolica celebrazione del potere della scrittura fino a convergere nelle pagine finali in un inattesa sintesi delle due passioni di Wallace. Sintesi che possiamo ritrovare in molte pagine di Infinite Jest, dove gli elementi di convergenza corrispondono, per esempio, alla contemplazione della bellezza assoluta, al calcolo del gesto estetico, alla percezione di sé stessi e dell’avversario …
Leggendo, ci si accorge che è di letteratura che Wallace parla, di teoria della scrittura e di esercizio del gesto atletico come parte del “sistema” che costruisce ogni vero atleta, e per traslato scrittore.
Questa fusione finale è ciò che rende il saggio così geniale.

“Mi sento di affermare che il tennis è lo sport più bello che esista e anche il più impegnativo. Richiede controllo sul proprio corpo, coordinazione naturale, prontezza, assoluta velocità, resistenza e quello strano miscuglio di prudenza e abbandono che chiamano coraggio. Richiede anche intelligenza. Anche un singolo colpo in un dato scambio di un punto di un incontro professionistico è un incubo di variabili meccaniche”.


Take home message: lo sport influenza la letteratura e a volte la letteratura si prende il racconto sportivo e lo trasforma (pensate a Open di André Agassi, che è qualcosa di più di un’autobiografia e trascende il mero racconto sportivo). E quando il registro letterario si mescola ai linguaggi tecnici il risultato è spesso sorprendente. Se volete un autore bravissimo nella cronaca sportiva cercate Paul Auster, appassionato di baseball e basket: potete trovare delle splendide descrizioni sportive in 4321 e nella Trilogia di New York.

Il tennis come esperienza religiosa (Democracy and commerce at the US Open - Federer as religious experience)
David Foster Wallace; trad. Giovanna Granato
Einaudi, 2012 (Stile libero Big)
P. 96
10,00 euro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...