La tua bellezza, la nakba infinita

Pensa a Kaukab, a come per lei il velo è un simbolo di fierezza, di sfida, perfino. Afaf è molto colpita: è tutta la vita che cerca di essere come gli amarkani, solo per essere usata e respinta

Un uomo armato, bianco, eludendo i controlli entra nel liceo femminile islamico Nurideen di Chicago e comincia a sparare sulle ignare ragazze nella classe di musica, seminando morte e panico.

Afaf, la preside, sente il fragore degli spari e i tonfi dei corpi caduti a terra, ma non fa in tempo ad uscire dal suo stanzino della preghiera perché si ritrova faccia a faccia con Joe, l’assassino.

In questo momento, uno di fronte all’altra, si trovano contrapposti due esseri umani accomunati da un’esistenza dura, da americani ai margini, che il destino ha posto di fronte a scelte diverse.

Da qui inizia, attraverso una serie di flashback, la storia di Afaf e della sua famiglia di profughi palestinesi. Il dolore dello strappo dalla terra d’origine sortisce in ognuno di loro un effetto devastante: la sorella sedicenne Nada scompare nel nulla dopo l’ennesimo litigio in famiglia, il padre Baba, che nei ricordi di Afaf era una persona solare e forte, suonatore appassionato di oud, si perde nella spirale dell’alcool e dei rapporti extraconiugali, la madre Mama è il personaggio più doloroso del romanzo, perché lei non ha mai accettato la fuga negli Stati Uniti, ne intuisce da subito l’ostilità, si rifiuta di impararne la lingua e di adeguarsi alla cultura; quando Nada scompare scivola lentamente nell’abisso della depressione. Ad Afaf e al fratello Majid, ancora piccoli, resta solo uno scampolo della serenità che vorrebbero, offuscata dall’indifferenza e dal dolore della madre.

Baba riesce a riemergere dal suo abisso grazie alla riscoperta dell’Islam, cui viene introdotto dalla comunità islamica locale, e vorrebbe che anche Mama si lasci consolare dalla religione, ma il conflitto fra i due diventa ancora più cupo

L’incantesimo tra i genitori si è rotto, da quando lui si è messo a parlare del profeta Maometto, un pastore analfabeta, e di come Allah avesse scelto lui per rivelare la Sua parola servendosi di testi che Maometto era stato miracolosamente in grado di leggere e diffondere nella comunità. Afaf non capisce: Baba manifesta il desiderio di migliorarsi, e Mama lo disprezza per questo

Per Afaf invece l’Islam rapresenta dapprima una consolazione, perché nella comunità trova finalmente degli adulti sereni e disposti ad accoglierla: la riscoperta di relazioni umane sane le restituiscono la serenità e la voglia di riscatto. Ecco allora il suo percorso di conversione che la porterà alla preghiera, alla scelta del velo (come segno concreto ed evidente del cambiamento che l’ha salvata), fino al pellegrinaggio alla Mecca.

American-Palestinian Women's Association | APWA is a non-profit,  non-political, secular organization

Anche Joe ha avuto un’infanzia marchiata dal disprezzo e dalla violenza, ma lui ha trovato la sua risposta nell’odio razzista, imprigionato nell’ossessione americana per il nemico, che dopo l’11 settembre prende le sembianze di qualunque islamico, anche se l’islamico è una classe di ragazzine con il velo. Il suo odio è totalmente incomprensibile, il fatto che ignora totalmente di essere LUI il reietto per questo Afaf vuol sapere perché. Solo perché.

Gli ripete che non è lei il nemico. Lei, che ha passato la vita a raccogliere i pezzi, a rimediare all’abbandono emotivo, a farsi americana nonostante tutto; lei che oramai è abituata agli sguardi di disprezzo verso il suo velo e ai segnali costanti di rifiuto nell’America bianca. Ma con quel velo,

con quell’affare sulla testa

che agli occhi di Joe rappresenta la sintesi di tutto ciò che minaccia l’America, lei è tutto ciò contro cui è rimasto di combattere.

Questo libro colpisce con una potenza straordinaria. L’autrice, Sahar Mustafah, è figlia di emigrati palestinesi che dopo la nabka si sono rifugiati negli Stati Uniti, una scelta che riserverà lunghi contraccolpi, specialmente dopo l’11 settembre.

Sahar Mustafah photo

Affronta temi delicati come lo scontro culturale negli immigrati di seconda generazione, l’incapacità dell’America di accogliere veramente tutti i suoi figli (l’illusione del melting pot è ormai al tramonto), l’orrore del sogno della supremazia bianca che accarezza la parte più fragile della popolazione bianca. Ma più di tutto colpisce il percorso di conversione all’islam, che Sahar Mustafah racconta con grazia e fermezza, consapevole che il pregiudizio occidentale si fonda essenzialmente sull’ignoranza e il rifiuto di comprendere gli aspetti esteriori (la preghiera, l’hijab femminile, l’educazione religiosa, i divieti). La premura di Marcos y Marcos di aggiungere un glossario dei termini arabi, è un segno di grande rispetto per una cultura che molti di noi si rifiutano ancora di conoscere, condizionati da tante incomprensioni che negli ultimi anni si sono cronicizzate. A proposito, nel sito dell’editore trovate una sezione molto interessante dedicata alla cultura araba: https://marcosymarcos.com/i-mille-veli-dellislam/

Take home message: forse ognuno di noi, dentro di sé, è convinto di non essere razzista. Magari perché abbiamo qualche amico “di colore”, o dei vicini di casa emigrati e particolarmente simpatici, specie se hanno figli piccoli e con gli occhioni scuri… ma il razzismo non ha a che vedere con la “razza” in senso antropologico. Il razzismo si esercita su tutti gli aspetti che associamo a quella razza, specialmente quando crediamo di poter applicare, in modo acritico, le categorie della nostra morale agli aspetti esteriori delle culture altre. La critica occidentale allo hijab ne è un esempio, perché per molti il velo è un eclatante segno di sottomissione, implicando spesso mancanza di intelligenza e di cultura in chi compie questa scelta. Questo libro smaschera proprio uno dei pregiudizi più arroccati dell’occidente. Per un approfondimento davvero brillante delle innumerevoli sfumature di razzismo che infestano anche le menti più brillanti, leggete le pagine del blog di Ifemelu in Americanah, di Chimamanda Ngozi Adichie.

La tua bellezza (The beauty of your face)
Sahar Mustafah; trad. Francesca Conte
Marcos Y Marcos, 2020 (Gli alianti)
P. 384
18,00 euro

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