Salire in montagna, l’emigrazione verticale

Di fronte all’urgenza del cambiamento climatico “Noi siamo il diluvio e siamo l’arca“, scrive Jonathan Safran Foer, e questo libro racconta, in forma di diario, la proposta tutta personale di Luca Mercalli: un’azione concreta per rimediare ai danni del riscaldamento.

Anche la montagna, in questo caso le Alpi Cozie, scopre le prime ferite inferte dalle modificazioni climatiche. Gli effetti sono meno manifesti che nelle afose città, ma in montagna è cosa nota che i ghiacciai si disciolgono, le nevi sono meno durevoli, sostituite da pioggie monotone e ricorrenti che dissestano i terreni, le specie vegetali e animali si riadattano e perfino le zanzare tigre cominciano a starci bene…

Salire in montagna? Non sono parole qualsiasi, erano il motto dei partigiani che settantacinque anni fa, di fronte alla disumanita’ devastante del nemico, allo stallo di una guerra che si trascinava ingigantendosi come una valanga, rispondevano alla chiamata a disobbedire, mettersi scomodi, fondare un’alternativa.

Oggi il nemico è il cambiamento climatico, ha modificato le nostre abitudini, ha già iniziato a sterminare le specie e se vediamo da molti segnali che ormai è tra noi, ci impone una risposta attiva, è giusto chiedersi quale contributo personale possiamo dare all’arca dell’umanità. E’ una nostra responsabilità civile.

Con questo spirito il meteorologo Luca Mercalli ha scelto la forma accogliente e versatile di un diario, scritto dal 2017 al 2020, per riunire una suggestiva serie di spunti, riflessioni e divagazioni non necessariamente organiche sulla sua visione dell’alternativa al riscaldamento globale e insieme l’esempio di un’azione concreta, il suo personale impegno partigiano.

Così in questi appunti sparsi dissemina le sue idee su tre direttrici interessanti e provocatorie:

tetti pietre di un borgo montano

1.LA BIOEDILIZIA _ Tutto parte dal racconto di come Luca e Sofia incontrano, acquistano e ristrutturano la loro nuova casa in montagna (nel borgo di Vazon, uno dei numerosi borghi montani abbandonati negli ultimi quarant’anni) secondo i rigorosi principi della bioedilizia e l’energia sostenibile. E’ un rimedio che lui chiama “emigrazione verticale“: si tratta di una fuga in altura, purtroppo riservata a chi può permettersi le spese e il coraggio di lottare contro i cavilli di una burocrazia ignorante e inadatta all’urgenza del cambiamento. Questo perché uno dei principi dell’edilizia montana è il rifiuto di nuove costruzioni a favore del recupero di case e borgate abbandonate, nel rispetto dell’equilibrio paesaggistico e ambientale. Un altro principio è l’introduzione discreta di innovazioni tecnologiche per il risparmio energetico, in prospettiva di autosufficienza e senza negarsi i vantaggi della connessione Internet, che garantisce continuità anche ad alcune professioni (soprattutto quelle intellettuali) e assicura uno svecchiamento delle tradizionali forme di lavoro della montagna. A tal proposito in fondo al libro allega un documento illuminante dal titolo “Carta di Vazon per il recupero delle borgate alpine”.

luca-mercalli

2. LA BELLEZZA DELLA MONTAGNA _ Ma in mezzo ai tecnicismi del restauro di un vecchio rifugio ci sono tantissime pagine suggestive in cui Luca descrive l’incanto dei paesaggi montani, spesso accompagnati dalla musica e dal cibo locale; ma ammonisce a non considerarli come un luoghi di puro divertimento come si stanno riducendo da qualche anno in qua, vittime di un turismo di massa poco rispettoso dei suoi equilibri e delle leggi della natura. Ricorda, ad esempio, come il fervore per l’allestimento delle strutture olimpiche per Torino 2006 ha lasciato dietro di sé un desolante panorama di impianti abbandonati, fantasmi di cemento armato ormai inutilizzabili, mostri ambientali e a volte anche pericoli ecologici

Torino, i luoghi abbandonati delle Olimpiadi invernali del 2006 -  Corriere.it
I resti della pista da Bob di San Sicario, Cesana

In luoghi come questi suona davvero stonato lo slogan olimpico del “Citius! Altius! Fortius!” (più veloce! Più in alto! Più forte!)

Sono parole retoriche, che sanno di vuota conquista dell’inutile, di irrequietezza foriera di conflitto, completamente inadatte a ciò che oggi conosciamo del pianeta: un sistema complesso, fragile, dalle dimensioni finite, dove andare sempre più veloci ed esprimere sempre più forza significa degradare irrimediabilmente i processi bio-geo-chimici e climatici che ci tengono in vita.

e ad esso si contrappone una concezione della montagna come luogo del “lentius, profundis e soavius” che sigilla le premesse del futuro sostenibile; sul tema della montagna ricorda scrittori e storie popolari, descrive la flora e la fauna delle sue Alpi con amore sincero (il tarluc!). Ma pone anche le condizioni politiche di un assetto più autonomo della montagna, che finora ha pagato il conto di decenni di aggressiva centralità amministrativa (spopolamento e sfruttamento del territorio). Ammonisce anche contro il turismo scellerato degli ultimi anni, lontano dallo spirito montanaro.

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO_ Da esperto climatologo dimostra i mille segnali in cui il cambiamento climatico si è ormai impossessato anche della montagna, che pur nella sua bellezza non è esente dai suoi danni.

Oggi siamo in un momento cerniera della nostra storia, un punto di svolta ambientale che rimane per i più ancora incomprensibile, sottovalutato, ignorato, ma che quando si paleserà in tutta la sua dirompente enormità peserà purtroppo su un lunghissimo futuro. Ovviamente abbiamo ancora la possibilità di agire sul freno o sull’acceleratore. Possiamo rallentare e ridurre i danni. Possiamo decidere se correre verso il baratro o accettare qualche rinuncia in cambio di un futuro magari non roseo ma nemmeno tenebroso.

I limiti delle risorse e dei processi fisici planetari ci dicono che – a meno di colpi di scena improbabili – un declino energetico e dell’abbondanza produttiva sarà inevitabile, ma tutto sta nel renderlo graduale, nel darci il tempo di costruire alternative e adattarci al nuovo corso.

In sintesi è un libro ricco di riferimenti letterari e culturali e fornisce spunti di riflessione originali. Non è un libro che risponde alle esigenze di una visione ecumenica dell’ambientalismo, non tutti possono permettersi una fuga verso l’alto in cerca di un clima più fresco e di uno stile di vita a ridotta impronta ambientale. Ma riconoscendo che Noi siamo il diluvio e siamo l’arca, anche se la crociera non è alla portata di tutti ognuno sa e ha il dovere di contribuire al futuro secondo le proprie risorse. 

Take home message: La montagna non è per tutti. Occorre una conoscenza che va oltre lo stupore per la bellezza o l’ebbrezza dell’altitudine. Quindi il turismo e il dilagare degli sport in montagna non sono la risposta corretta per un rilancio equilibrato delle zone montane. Per conoscere la montagna, se non ci vivete, potete almeno prendere in mano i romanzi e i saggi di grandi montanari o sensibili scalatori, come Mario Rigoni Stern, Erri de Luca e Reinhold Messner. Chapeau al coraggioso segnale di cambiamento di questa originale “emigrazione verticale”!

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