Autobiografia di Petra Delicado, detective senza morti

Dopo dodici libri dedicati alle inchieste di Petra Delicado, la scrittrice spagnola Alicia Gimenez Bartlett ha avuto un’idea originale: costruire l’autobiografia fittizia del suo personaggio letterario, amatissimo e prestato anche alla TV, che è insieme un racconto di come si forma e come funziona la mente di un commissario di polizia, incaricato delle indagini criminali, e il ritratto di una Spagna in trasformazione, dalle ombre pesanti della dittatura Franchista fino alla complessità sociale di oggi, in una Barcellona marchiata a fuoco dalle ingiustizie e dalle disuguaglianze; tutto questo stando attenta alla corrispondenza del suo racconto con i particolari già narrati nei libri precedenti. Del resto l’intento dell’autrice era proprio di farci conoscere una donna dai contorni molto definiti, un personaggio approfondito nell’aspetto umano, e nelle pieghe della sua mente.

Image result for alicia gimenez bartlett
Alicia Gimenez-Bartlett

E’ simpatico il titolo originale, “Sin Muertos” (senza morti), perché in questo libro non ci sono morti: il centro è invece la vita della detective, con i suoi punti di vista singolari e la ribelle parabola di libertà e individualismo. Sullo sfondo, dai contorni volutamente sfocati, scorrono i mutamenti della storia e del costume spagnoli, senza espliciti riferimenti temporali (tranne le contestazioni universitarie e la frenesia innovatrice dei preparativi per le Olimpiadi di Barcellona 1992).

Presentandosi fin dall’infanzia come un tipetto caustico, allergico ai moralismi della borghesia in cui cresce, ultima di tre sorelle, Petra diventa un’adolescente in conflitto con la madre e le regole della scuola cattolica, rifiuta di portare addosso le maschere della società borghese; da adulta pone fine a due matrimoni, per scelta deliberata e urgente, quando rifiuta le degenerazioni che possono prendere i rapporti di coppia, se l’uomo si aspetta una donna-figlia (il primo matrimonio con l’ambizioso Hugo, ritratto perfetto della borghesia incapace di mettere a punto un piano B) o una donna-madre (il secondo, con il giovane e insicuro Pepe, che pensava di “completarsi” con il matrimonio, a riprova di quanto è infettiva la mentalità borghese cui Petra si oppone).

Non fa mistero della grande passione per il sesso e l’alcol (beve come una spugna, praticamente ad ogni pagina, miscele di ogni tipo, lisce o allungate, troppo spesso da sola, incute timore per la capacità di “reggere” l’alcol e di ricordarsi la sua vita nonostante tutto), racconta con franchezza i suoi pensieri, conclude che tutto sommato non è male vivere da sola; in fondo a tutto, il racconto di Petra mette a fuoco l’instancabile anelito di autonomia e la volontà di bastare a sé stessa.

Petra, ammettiamo che, come tutti a questo mondo, sei un agglomerato di educazione ed esperienza, di DNA e di puro caso. Ammettiamo pure che la vita è imprevedibile e che comunque non c’è bisogno di pretendere di farne un’opera d’arte imperitura, un modello canonico come il Partenone. Su questo siamo d’accordo, ma ora vai avanti, e cerca di darle una tua impostazione, una tua impronta chiara e personale. Giudica secondo i tuoi criteri, respingi i sensi di colpa, lascia perdere gli ideali, non pensare al successo o al fallimento, dimentica i valori altrui, e se non ne hai di tuoi, tanto meglio. La tua unica regola deve essere il rispetto umano: non sfruttare, non rovinare gli altri, non disprezzare i più deboli, non dimenticare la pietà. Quanto al resto, fai quello che ti pare, Petra, veramente: scopa, bevi, vivi, pansa senza timori, godi o soffri, ma sceglinedo dal menù di un ristorante dove la cuoca sei tu.

E come in ogni autobiografia, apologetica per sua natura, il senso della narrazione sta nell’illuminare il presente. In questo caso Petra, che ha messo molto tempo a diventare commissaria in forza alla polizia catalana, nel continuo mettere in discussione la realtà e nella capacità di interpretare lucidamente il pensiero e gli intenti di chi le sta intorno, rivela anche i requisiti del vero detective.

Compare anche il suo compagno di indagini, Fermin Garzon, che in perfetto stile poliziesco ha caratteristiche totalmente opposte a Petra, è simpatico, ma inguaribilmente tradizionalista e piccato nell’intimo per essere guidato proprio da una donna.

Da questo romanzo mi aspettavo più Spagna, cioè più descrizioni, magari con qualche simpatico cliché tipo le tapas, o i paesaggi, invece questo libro è tutta Petra, individualista, sarcastica per vocazione e con un senso dell’umorismo finissimo:

… Parolacce dette con disinvoltura, resistenza all’alcol da fare invidia a un cosacco, rifiuto di trattamenti speciali per motivi di genere, capacità di arrabbiarmi senza nasconderlo, una visione della vita che non mette l’amore al primo posto…

Ecco, niente Spagna, ma il ritratto di una detective dallo spirito indomito e solitario, uguale alla sua Catalogna. Ovviamente non è il caso di catalogare questo libro come noir e nemmeno come poliziesco, quasi quasi lo definirei femminista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...