Vicolo del Mortaio, affresco di vita egiziana

Nel Cairo degli anni Quaranta, sottomessa all’opprimente dominio britannico e fra gli echi lontani della Seconda Guerra mondiale, si anima il microcosmo di Vicolo del Mortaio, situato nel quartiere di Khan el Khalili. Gli abitanti sono persone semplici, letteralmente casa e bottega perché le loro vite sono tutte concentrate lì, con i loro vizi e virtù (ma più vizi!), che ne fanno un mondo variegato, affaccendato e sognante, nonostante la povertà, l’ignoranza e l’oppressione.

Khan el-Khalili Bazaar - Cairo: Get the Detail of Khan el-Khalili Bazaar on  Times of India Travel
Il bazar di Khan el Khalili, il più antico mercato del mondo

In questo scenario di serena immobilità sfilano personaggi come il buon Kamil, venditore del dolce basbousa e anima purissima. Ma c’è anche un avido e perverso sfruttatore di mendicanti, Zaita. Il mistico Sayyid Ridwan al-Hussein, uomo stimato da tutti per la sua incrollabile fede in Dio e per l’amore per l’umanità, nonostante sia sopravvissuto alla morte dei figli e nonostante un matrimonio ormai sfilacciato, una vita familiare segnata dall’incomunicabilità. Un dentista inquietante e viscido, Bushi. L’immancabile gestore di un caffè (che è poi il centro vitale del microcosmo), Kirsha, piegato dall’hashish e omosessuale ripudiato dalla famiglia, minacciato e maledetto dalla moglie, abbandonato dall’unico figlio maschio Hussein. Quest’ultimo, amareggiato dalla miseria e dalla mancanza di prospettive del suo quartiere, sogna di riscattarsi arruolandosi nell’esercito inglese. C’è anche il giovane barbiere Abbas al-Helwu, innamorato di Hamida dal carattere inquieto, che desidera fuggire dal quartiere in cui è nata, orfana adottata dalla mezzana Umm Hamida, e spera di emanciparsi fra le mani dell’ambiguo Farag, ma la sua fuga non sarà una liberazione.

Di bocca in bocca, di bottega in bottega, le sorti degli abitanti di Vicolo del Mortaio sono testimonianze dell’inesorabile trascorrere del tempo e delle strane direzioni del destino di ognuno: i personaggi di Mahfuz, combattono spesso con la povertà e col dolore, a volte si rivoltano contro il destino (come Hussein e Hamida) e pensano di rammendare la drammaticità della vita. In tutte le loro azioni e reazioni risalta il vigore, il rifiuto di crogiolarsi nell’autocommiserazione.

Spiegano i manuali che Nagib Mahfuz (1911-2006), premio Nobel 1988, è stato fra i primi scrittori arabi a cimentarsi nella forma del romanzo, cucendo insieme quei piccoli racconti che sono più caratteristici della narrativa araba. Pensate alle Mille e una notte, per esempio.

The Thief and The Dogs" by Nagib Mahfuz |


Spiegano anche che l’autore si è distinto nel teatro, e anche questo è evidente nella vitalità dei dialoghi che animano questo romanzo-a-racconti, ispirato al realismo socialista e impegnato a scandagliare l’animo dei suoi personaggi alternando fra il divertimento e la malinconia.

Si vede che è una storia di altri tempi e altre latitudini, dove la comunità del quartiere è un’estensione della propria famiglia, il pettegolezzo è l’ossatura della socialità, l’indissolubilita’ del matrimonio intossica gli animi, il timor di Dio si deforma in superstizione, l’omosessualità è opera del diavolo. Si vede anche un amore devoto e incondizionato per la sua città, come emerge anche dagli altri romanzi (fra i più celebri, quelli contenuti nella Trilogia del Cairo).

Ma la leggerezza lirica della descrizione, la fine rappresentazione psicologica dei personaggi (il ritratto di Hamida, su tutti, è molto vivido e coinvolgente) ne fa un libro con cui possiamo ancora ritrovarci, un libro che ho apprezzato con la curiosità che mi prende sempre quando imparo a conoscere l”autore di un paese che non avevo mai esplorato prima.

Vicolo del Mortaio (Zoqaq al-Midaq)
Nagib Mahfuz; Trad. Paolo Luigi Branca
Feltrinelli, 2018
251 p.
9,50 euro

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