La storia delle api, il distopico ecologista

Questo libro è stato scritto nel 2015 dalla norvegese Maja Lunde e costituisce il primo della tetralogia dal titolo Climate Quartet, di cui sono usciti anche The End of the Ocean (2017) e Przewalskis Horse (2019). La climate fiction (cli-fi) è un nuovo genere destinato a nutrirsi di tanti spunti di riflessione.

A Day in the Life of a Writer: Maja Lunde — Norway Guest of Honour  Frankfurt Book Fair 2019 — The Dream We Carry

Intreccia, nei capitoli alterni, tre storie in una, tre parabole convergenti che dimostrano che la storia delle api è piuttosto la storia di come l’uomo ha inteso rapportarsi a loro, appropriarsi di loro, disporre di loro. La premessa è: cosa succederebbe se le api scomparissero dalla Terra?

Le tre narrazioni, raccontano di personaggi apparentemente lontani fra loro:

  • Tao, impollinatrice manuale nel Sichuan post apocalittico del 2098, dove l’estinzione delle api ha costretto la società umana a riorganizzarsi secondo la discriminante della disponibilità alimentare. Memore della sua infanzia spesa sui libri del secolo precedente, alla ricerca di una possibilità di riscatto da questa vita alienante e sottomessa (ore e ore a compiere lo stesso lavoro ripetitivo), Tao si concentra affannosamente a educare il figlio Wei-Wen, anche se ha ancora tre anni, nell’ansia di dargli un’esistenza più libera e dignitosa. Quando Wei-Wen, reduce da un misterioso incidente nel bosco, scompare per opera di un Comitato statale che rifiuta di spiegare ai genitori le cause, Tao comincia un difficile viaggio di indagine in giro per una Cina post apocalittica.
  • William, biologo in crisi esistenziale nell’Inghilterra vittoriana (siamo nel 1852), che sacrifica le proprie ambizioni accademiche nella ricerca scientifica per sostentare la numerosa prole e la moglie distante aprendo una bottega di sementi; dopo una violenta crisi depressiva che porta sul lastrico tutta la famiglia, mette tutta la sua ambizione nel progetto di un’arnia rivoluzionaria, ispirandosi alla sua fornita biblioteca e in particolare all’arnia di Huber; tutto con l’aiuto della figlia Charlotte, lei fedelissima, lui quasi indifferente a questa figlia femmina che, come le altre, vive all’ombra del fratello maggiore Edmund.
François Huber - Wikipedia
L’arnia di Huber
  • George, apicoltore americano del 2007, alle prese con il figlio Tom che preferisce gli studi di giornalismo all’Università piuttosto che seguire le orme paterne e garantire un futuro all’azienda avviata con tanta fatica. Peraltro, un’allarmante moria di api che prende il nome di Colony Collapse Disorder comincia a minacciare seriamente il futuro del’azienda, ma anche del pianeta stesso…
Maja Lunde S The History Of Bees Pits

Solo la storia di Tao costituisce Ia parte “distopica” del romanzo,

Le api qui erano scomparse già negli anni Ottanta del Novecento, molto prima del Collasso, erano stati i pesticidi a ucciderle. Alcuni anni più tardi, dopo la proibizione del loro utilizzo, le api erano tornate, ma a quel puno l’impollinazione manuale si era già diffusa. I risultati miglioravano anche se richiedevano un’incredibile quantità di persone, di mani. E così, quando si era verificato il Collasso, il io distretto godeva già di un vantaggio competitivo. Avevamo inquinato più di tutti gli altri e questo ci aveva ripagato. Da pionieri dell’inquinamento eravamo infatti diventati pionieri dell’impollinazione manuale. Un paradosso ci aveva salvato.

ma i destini dei tre, apparentemente scollegati culminano in un disegno finale che, nonostante il dolore di ognuno di loro, lancia un messaggio di speranza. Questo libro non rappresenta una bucolica celebrazione dei fasti dell’apicoltura, anzi. La frase più emblematica in questo libro è

per poter vivere nella natura, con la natura, si devono prendere le distanze dalla natura che è in noi

Secondo l’autrice, in fondo in fondo, i guai sono cominciati quando l’uomo ha preteso di “addomesticare” le api, capitalizzando su quel miele che prima si accontentava di rubacchiare come il temibile nemico orso. Gli sforzi di William e di George, anche se ammirevoli nel loro attaccamento (alla conoscenza il primo, al lavoro il secondo), rappresentano tutto lo squilibrio dell’ambizione umana rispetto alla natura, anche quando quest’ambizione è rivestita delle migliori intenzioni. L’egocentrico, misogino e vittimista William, per esempio, non riesce a stabilire il nesso fra la sua umanità e l’organizzazione sociale delle api, che pure conosce così bene

Sola [l’ape] non è niente, una parte talmente piccola da essere insignificante, ma insieme alle altre è tutto. Perché insieme sono l’alveare.

E comunque, questo libro parla anche di sentimenti, quelli che muovono la nostra vita a determinare l’azione: soprattutto l’amore per i propri figli, e il rapporto dei tre personaggi verso i rispettivi figli (Tao cerca il figlio scomparso, ma anche i figli di George e di William, a modo loro, sono scomparsi agli occhi dei padri) è emblematico di quanto è complesso il desiderio di garantire loro il meglio, di proiettare su di loro le aspettative e le ambizioni che per noi stessi abbiamo abbandonato.

Anche se la trama non è troppo brillante, gli sforzi investigativi di Tao giungono a una soluzione che in fondo fa sorridere, se lo svolgimento degli eventi spesso è troppo didascalico, vi consiglio questo libro per il punto di vista originale, per niente apologetico, sull’equilibrio fra l’uomo e la natura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...