Il grande mare dei Sargassi, Tropical prequel

Parliamo di prequel. Romanzi che seguono la scia di successi letterari, ne raccontano delle vicende precedenti (nascita, giovinezza, antenati…) per ampliarne la narrazione e motivare il setting iniziale. Di solito sono gli autori stessi a scriverli, spinti dal successo commerciale dei figli maggiori. Il grande mare dei Sargassi è un prequel diverso, perché l’autrice è un’altra e perché è stato scritto oltre un secolo dopo il suo romanzo di riferimento.

Si tratta del classico amatissimo Jane Eyre, scritto nel 1847 da Charlotte Bronte: è la storia di un amore tormentato tra Jane, una giovane istitutrice dall’infanzia miserrima, ma dallo spirito indipendente e passionale, che approda alla residenza di Thornfiel Hall e lì si innamora del padre della sua pupilla, l’oscuro Mr. Rochester, che incarna i tratti dell’eroe byroniano e cela un segreto inconfessabile.

Vi è capitato, vero, di leggere un grande classico e trovarvi un personaggio minore marcatamente “negativo”, che sta lì per questioni di trama, per rendere la vita dura all’eroe, fintanto che basta prima di farlo fuori per la felicità di tutti?

E quel personaggio, se proviene da un classico dell’Ottocento, avrà spesso dei tratti esotici e un caratterino poco invitante, per differenziarsi nettamente dai protagonisti.

Penso all’Indiano Joe del “mio” Tom Sawyer, incarnazione del cattivo selvaggio che seduceva tanto i lettori di Mark Twain, e che ha fatto danni a generazioni di americani convinti che i nativi fossero veramente così.

Jean Rhys, invece, ha pensato a Bertha Mason di Jane Eyre, aka “the mad woman in the attic“, cioè la moglie nascosta del conturbante Rochester, rinchiusa nelle sue stanze per non dare onta al signore del castello. Descritta da Charlotte Bronte in termini grotteschi, cammina come una bestia e ha una risata demoniaca, oltre ad essere coperta di peli.

Jean Rhys Had to Leave Her Home to Truly See It ‹ Literary Hub

E mezza nera, perché creola. Nel secolo dei grandi romanzi e del colonialismo britannico si pensava che le persone di sangue misto fossero soggette alla follia e che la loro bellezza portasse solo guai.
Il povero Rochester, costretto a sposarla da una grottesca catena di circostanze, non poteva liberarsene perché all’epoca non c’era il divorzio, e questo è uno dei temi della denuncia sociale di Charlotte Bronte.

Ma torniamo a Jean Rhys, inglese nata nella Repubblica Dominicana nel 1890 che legge questo libro a metà del Novecento e un pochino si indigna, perché, dirà, ma non è che questa grande scrittrice inglese ci veda da un occhio solo? (Come Rochester, fra l’altro).

Jane Eyre vs Wide Sargasso Sea: Which one is Better? • itcher Magazine

E scrive allora, nel 1966, la sua versione della storia, di una giovane che in realtà si chiama Antoinette Mason, vive a Spanish Town, nella Jamaica appena affrancata dalla prepotenza del colonialismo britannico, ma di fatto stremata dai postumi di un abominio sociale, lo schiavismo; divisa dall’odio fra i bianchi, gli ex schiavi e gli indigeni, quest’odio la rende fragile e triste, e non basta la splendida natura del luogo, non bastano nemmeno le pratiche magiche di Christophine, la fida balia (ex schiava rimasta fedele alla sua unica “padrona” rimasta in vita), a darle sollievo da tanto dolore.

Hidden in Plain Sight: Escaped Slaves in Late Eighteenth- and Early  Nineteenth-Century Jamaica Part 10 - OIEAHC
Spanish Town nel XIX secolo

Per di più la vendono in sposa a questo Rochester sconosciuto e francamente odioso, per quelle strane politiche matrimoniali che nell’Ottocento privilegiavano i capitali e non gli individui. A lui, secondogenito di una famiglia possidente, spettava solo un matrimonio arrangiato dall’altra parte del mondo. E lui, esimio rappresentante di una cultura middle class fatta di sessismo, razzismo e senso di superiorità (nonché di un discreto attaccamento alla bottiglia), accoglie questa donna come un prezzo da pagare, disprezza apertamente tutto il suo mondo e i suoi pochi affetti, pensa di piegarla a suo piacimento e arriva a cambiarle pure il nome, che diventa, appunto, Bertha.

La copertina bellissima di Adelphi trae in inganno, questo è un romanzo che definirei horror per la cupa descrizione della caduta di Bertha, raccontata in prima persona; il dolore, raccontato nei dettagli, è il sentimento dominante, unito alla rabbia per quanto è piccola la mente di Rochester, magari determinata dal suo contesto storico, questo sì, in fondo anche lui è vittima di un sistema che non contempla il diritto alla felicità ma comunque il suo ruolo in questa storia è spietato e imperdonabile.

Bella anche la struttura, con le tre parti narrate alternativamente da Antoinette-Bertha, Rochester (di cui peraltro non viene MAI rivelato il nome) e poi Antoinette, belli l’avvicinamento graduale alla trama di Jane Eyre e la simbologia della natura (quel povero pappagallo dalle ali mozzate, foriero del destino di Antoinette, e il galletto che le ricorda il tradimento di Pietro, oltre a un elenco lunghissimo di piante, fiori e tramonti tropicali). E cosa rappresenta, invece, il titolo? Il Mare dei Sargassi è un’area dell’Atlantico che, soggetta a correnti oceaniche contrastanti, rappresenta una trappola per le navi che vi transitano. Inoltre ospita una varietà di alghe, i Sargassi, robuste e capaci di crescere fino a insidiare le stesse navi che vi si trovano avvinghiate. Quello scontro di correnti rappresenta l’inevitabile culture clash dei due mondi di Antoinette e Rochester, queste alghe annunciano la deriva della mente fragile di Antoinette verso la follia, lei che vive fluttuando fra la realtà e l’allucinazione.

Wide Sargasso Sea - Wikipedia

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