Home Body, l’Insta poesia del corpo

Una premessa è necessaria per questo libro: la sua autrice, Rupi Kaur, si è “fatta” sui social network (Instagram e Tublr) con un progetto definito visual poetry, fatto essenzialmente di foto accompagnate da riflessioni più o meno poetiche. Molte di quelle foto hanno fatto scalpore per aver mostrato sangue mestruale, la provocazione è evidente come pure la deliberata strategia commerciale che l’ha portata, in tre anni, a pubblicare ben tre raccolte di questi “pensieri” Instagram (le altre sono Milk and Honey, 2014 e The Sun and her flowers, 2017). Se volete capire meglio la parabola del successo di Rupi Kaur ma anche lo scetticismo che comprensibilmente solleva fra alcuni lettori, leggete questo post da Medium.com.

Rupi Kaur, 'Home body' è il nuovo libro di poesie dell'autrice di MIlk and  honey - la Repubblica

Eppure gli “scritti” di Rupi (perché sinceramente anche a me fa un po’ specie la definizione di “poeta”) hanno una loro forza e personalmente questo libro l’ho apprezzato, nonostante le tautologie e il peculiare ermetismo tipico degli slogan che affollano i social network.

L’autobiografia di Rupi Kaur è terribile: difficilissimo amarsi per chi ha subito un abuso, ancor di più se proviene dalla parte sbagliata del mondo e la violenza sessuale è giusto uno fra tanti torti, perpetrati a lei, ai suoi cari e al suo popolo.

Questo perché lei è cresciuta in Canada, ma è nata nel Punjab, una regione instabile dell’India perché le divisioni etniche e religiose hanno fomentato secoli di oppressione e conflitti selvaggi. Per questo la sua famiglia, come milioni di suoi connazionali, è emigrata in America negli anni Novanta.

Ha vissuto sulla pelle il peso del sentirsi povera e straniera e poi il trauma dell’abuso sessuale, a quattro anni: da rabbrividire.

Ma, come dicevo, senza voler sminuire la sua esperienza devastante

Sono la camera più oscura della mia vita

è facile riconoscersi in lei e in ciò che scrive. Sono cicatrici personali e culturali quelle che mostra nelle poesie di Home Body, quelle che ognuno di noi, più o meno profonde, porta nel proprio corpo, ma il dolore che suscitano è stemperato da una luminosa esigenza e volontà di ripartire dal punto qualsiasi in cui ti trovi, perché, come diciamo noi in occidente, non conta come cadi, ma come ti rialzi.

Sono poesie-non poesie, senza maiuscole in “omaggio” alla grafia della sua lingua madre Gurmukhi, in cui la metrica è una semplice scusa, sono frasi importanti e preziose, accompagnate da disegni elementari (l’editore Tre60 li definisce “magnifiche illustrazioni”, a me sembrano molto sempliciotti, ma almeno danno verve alla raccolta), con il loro titolo genialmente posto alla fine. Ne scaturiscono una dichiarazione d’amore per il proprio corpo e il rifiuto di ogni compromesso, specie nei sentimenti, reduce com’è da una relazione non proprio sana.

Rupi Kaur, 'Home body' è il nuovo libro di poesie dell'autrice di MIlk and  honey - la Repubblica

Ma non si ferma qui, perché dobbiamo ricordarci che il nostro corpo occupa un posto nel mondo, e questo posto ci impone una responsabilità, un impegno alla cura del pianeta e della collettività, una gratitudine doverosa verso la vita, verso i genitori (la poesia dedicata al padre camionista, A lifetime on the road, mi ha fatto piangere). Il messaggio finale? Per come l’ho inteso io, citando Katherine Mansfield, “Tu puoi, devi, hai il diritto di essere felice”.

Home Body
Rupi Kaur (trad. di Alessandro Storti)
Tre60, 2020
208 p.
14 euro.

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