21 lezioni per il 21 secolo

Mi piacerebbe, per un attimo, trovarmi fra 30 anni per vedere quanto le previsioni di Yuval Noah Harari si saranno avverate, o quanto ci sia andato vicino, perché nella sua analisi del mondo contemporaneo, condensata in queste 21 lezioni, le idee esposte e il ragionamento che conduce alle ipotesi sul mondo futuro non fanno una piega, e a dire il vero fanno anche un po’ paura.

Yuval Noah Harari (@harari_yuval) | Twitter

Lui insegna Storia alla Hebrew University di Gerusalemme e ha scritto tre libri dove esplora il passato (Sapiens. Da animali a dèi, 2014), il futuro (Homo Deus, 2017) e il vorticoso presente, teatro di cambiamenti che vanno alla velocità della luce e richiedono una visione nuova e dinamica. Si tratta, appunto di 21 lezioni per il 21 secolo, che parte dal presupposto che

In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere. In teoria chiunque può partecipare al dibattito sul futuro dell’umanità, ma è molto difficile mantenere una visione chiara. Spesso non ci accorgiamo neppure che un dibattito è in corso, o quali siano le questioni importanti. Miliardi di noi possono a stento permettersi il lusso di approfondire queste domande, poiché siamo pressati da ben altre urgenze: lavorare, prenderci cura dei figli o assistere i genitori anziani. Purtroppo, la storia non fa sconti. Se il futuro dell’umanità viene deciso in vostra assenza, poiché siete troppo occupati a dar da mangiare e a vestire i vostri figli – voi e loro ne subirete comunque le conseguenze. Certo è parecchio ingiusto; ma chi ha mai detto che la storia sia giusta?

E’ un libro che si propone di aiutarci a prepararci per il futuro, affrontando le sfide del qui ed ora.

Delle 21 lezioni che sfiorano tutti i grandi dilemmi del mondo contemporaneo, tre costituiscono le idee portanti:

  1. Chi possiede i data vince, e questo spiega la corsa ai data e al famigerato algoritmo da parte dei più potenti
  2. Noi non conosciamo veramente, lo crediamo e basta, e questo è un problema
  3. L’educazione deve insegnarci a navigare dentro l’informazione, non accanirsi a riempirci di nozioni obsolete.

Le analisi di Harari affrontano i principali motivi della contemporaneità, dal riscaldamento globale alle migrazioni (che ne sono la conseguenza), dall’organizzazione del potere e delle classi dominanti al ruolo ambiguo delle religioni nel perpetrare atteggiamenti rigidi e ostili che giustificano la stasi e la divisione fra i popoli. Si parla di nazionalismi e di fluidità di genere, di comunicazione e social media, di subalternità e consumismo…

L’ipotesi che si fa strada fra le riflessioni di Harari è che il pericolo che incombe su gran parte dell’umanità, una volta che l’organizzazione del lavoro avrà tagliato via milioni di posti, una volta che l’ingegneria biologica avrà selezionato una classe dirigente dotata di intelligenza superiore, una volta che l’Intelligenza Artificiale avrà rimpiazzato la nostra capacità di scegliere, molti di noi saremo destinati non più allo sfruttamento, che ha determinato la condanna sociale dell’ultimo milione di anni, ma alla cosiddetta irrilevanza:

È l’irrilevanza, il non contare più nulla nel sistema socioeconomico, il vero dramma a cui le persone rischiano di partecipare nel prossimo futuro.

OK, ora dacci la soluzione.

La soluzione è … simpatica, direi, perché dopo aver lanciato strali perfino contro i buddisti, dopo aver ricordato ai connazionali israeliani quanto è pesante e sporca l’eredità del sionismo,

Non c’è bisogno di sottolineare che gli ebrei sono un popolo unico con una storia sorprendente (questo è vero di moltissimi popoli). Ed è anche inutile dire che la tradizione ebraica è ricca di intuizioni profonde e nobili valori (benché sia anche gravata da idee discutibili e da assunzioni razziali, misogine e omofobe).

dopo aver fustigato le Crociate cristiane e la Guerra Santa islamica, Harari torna a scomodare le stesse religioni per mettere sul tavolo uno strumento antichissimo, la meditazione, che egli stesso pratica regolarmente e che fornisce gli strumenti di quell’indispensabile “conosci te stesso” che da solo potrà fornirci le chiavi per un pensiero autonomo:

Tutte le narrazioni sono incomplete. Per costruire un’identità utile per me stesso e per dare un senso alla mia vita, però, non ho davvero bisogno di una narrazione completa priva di punti oscuri e di contraddizioni. Per dare un senso alla mia vita, basta che una narrazione soddisfi due condizioni solamente: la prima è che deve dare a me un qualche ruolo da ricoprire. La seconda è che, mentre non occorre che una buona storia si estenda all’infinito, essa deve però andare oltre i miei orizzonti. La storia mi fornisce un’identità e dà senso alla mia vita includendomi in qualcosa di più grande di me. … La maggior parte delle storie di successo si chiude con un finale aperto.

Questo libro mi piace perché Harari solleva mille domande (sul serio, i punti interrogativi si sprecano) e mette in dubbio numerose certezze, ma in questa continua tensione fra provocazioni e scoperchiamenti non dà risposte (in coerenza con la lezione n. 12, “Umiltà”), piuttosto ci esorta ad esercitare la nostra flessibilità mentale, a rivedere presto i paradigmi dell’etica e della pedagogia contemporanee, per non farci trovare impreparati davanti alla devastante portata di cambiamenti in cui stiamo già vorticando.

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