Emily Dickinson e i suoi giardini

Quando rinasco voglio lavorare all’Ippocampo, casa editrice Milanese che propone le traduzioni di testi illustrati dalle più prestigiose case editrici straniere. Squisitissimi. Trovate un’anteprima delle pagine qui.

Il libro che ho in mano, una gioia per gli occhi e una miniera di curiosità e solide notazioni botaniche, è dedicato alla poetessa-vate di questo blog, Emily Dickinson, che in vita fu più conosciuta come giardiniera che come letterata (la sua opera fu pubblicata dopo la morte). Giardiniera fervente, avida, esperta e colta, forse un po’ ossessiva (mi rendo conto che finora non avevo mai scritto nulla in questo blog che ha come titolo proprio un verso di Emily Dickinson!)

La sua poesia è un incredibile e immenso inno alla natura, che diventa metafora della vita e del cuore umano, che si sostituisce a Dio, quando Emily giunge a dissacrare i fondamenti stessi del credo cristiano

Nel nome dell’Ape – E della Farfalla – E della Brezza – Amen!’ (1858)

E del culto religioso

C’è chi onora la Domenica andando in Chiesa –
Io la osservo, standomene a Casa –
Con un Bobolinco per Corista –
E per Cupola un frutteto –

C’è chi onora la Domenica con la Cotta –
Io metto le ali soltanto –
E invece di suonare le Campane per la chiesa
Il nostro piccolo Sagrestano – canta.

A predicare è Dio, rinomato Pastore –
E il sermone non si dilunga mai,
Così invece di andare in Cielo alla fine –
Ci vado di continuo.

Il saggio di Marta McDowell segue il corso delle stagioni e la storia privata della famiglia Dickinson nelle diverse case (e ovviamente giardini) di Amherst, Massachussets, l’ultima delle quali è oggi una casa museo.

Emily Dickinson e i suoi giardini

Bello sbirciare nella vita di Emily, tra fotografie e oggetti personali, le abitudini quotidiane, la frequentazione della Amherst Academy dove studiò proprio la botanica, la costituzione del suo celebre erbario, le letture dei classici e delle opere di botanica dei tempi, le passeggiate in compagnia del cagnolone Carlo e lo sterminato lavoro poetico teso a esplorare instancabilmente il potenziale metafisico della natura.

In questo viaggio intimo Marta McDowell approfondisce anche la descrizione delle piante coltivate da Emily, ricostruendo la loro origine (alcune furono portate dall’Europa, altre erano originarie dell’America ma oggi, dopo che i fitofili e giardinieri Ottocenteschi importarono le piante americane in Europa, crescono anche da noi, perfino in ambienti selvaggi). Alcune sezioni del libro approfondiscono proprio gli aspetti botanici e orticolturali dei fiori e degli alberi del giardino dei Dickinson, sempre accompagnandoli con una poesia che calza a pennello.

Segue con una tenerezza particolare la costruzione dell’erbario di Emily e la sua fitta corrispondenza con gli amici, cui notoriamente inviava mazzolini di fiori insieme a lettere e poesie. A volte si spinge anche oltre i confini della cittadina del Massachussetts per osservare le grandi figure letterarie contemporanee: Emerson e Beecher Stowe, ad esempio.

Emily Dickinson's Herbarium: A Forgotten Treasure at the Intersection of  Science and Poetry – The Marginalian

E’ cosa nota che la vita di Emily si compì entro il recinto di casa e poco oltre e che l’universo della sua poesia scaturisce dall’infinitamente piccolo: un’ape, una rosa, un prato. La magia immortale di Emily sta proprio nella sintesi con cui ogni piccola forma di vita la spinge verso l’elaborazione di una personalissima erudizione, di un immaginario sterminato e fecondo.

Cantano i poeti oltre all’Autunno

pochi giorni prosaici

appena al di qua della neve

e al di là delle brume –

Pochi mattini stagliati –

poche ascetiche sere –

passati – le “verghe d’oro” di Bryant –

e i “covoni” di Thomson.

Fermo è il trambusto del rio –

serrate le valve odorose –

mesmeriche dita sfiorano

gli occhi di molti elfi –

Forse rimane solo uno scoiattolo –

a provare quello che io sento –

Concedimi una mente solare, o Signore –

che accetti la tua volontòà di vento! (1859)

Take home message: Emily Dickinson era giardiniera, Franz Kafka un agente assicuratore, Vladimir Nabokov aveva l’hobby di cercare farfalle, Sylvia Plath era apicoltrice… Mi è venuto in mente di compilare una lista di scrittori famosi e dei lavori che facevano nella “vita vera”, oppure delle passioni che inevitabilmente hanno infuso l’opera. Divertitevi con questo infographic che parla di venti scrittori presi a caso, poi cercate quelle piccole opere minori in cui le passioni degli scrittori diventano un tema letterario, ad esempio “Il tennis come esperienza religiosa” di David Foster Wallace.

Emily Dickinson e i suoi giardini (Emily Dickinson's Gardens)
Marta McDowell (trad. Claudia Valeria Letizia)
L'Ippocampo, 2021
269 p.
19,90 euro.

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