La biblioteca dei giusti consigli

Immaginate di trovare una lista scribacchiata a mano in una grafia precisa, rotonda, calda, invitante. La lista recita così:

In caso di bisogno:

Il buio oltre la siepe

Rebecca, la prima moglie

Il cacciatore di aquiloni

Vita di Pi

Orgoglio e pregiudizio

Piccole donne

Amatissima

Il ragazzo giusto

Non so voi, ma a me verrebbe voglia di trarre un nesso logico fra questi titoli, magari rimediare se uno dei titoli “mi manca” (hello, Il ragazzo giusto). Immaginate poi che tanti di questi foglietti comincino a svolazzare qua e là per i luoghi di Londra: strade, supermercati, templi Hindu.

Il foglietto in questione è l’anima del romanzo “The reading list“, tradotto in italiano con “La biblioteca dei giusti consigli” per una ragione che vedremo fra poco.

La trama: Un signore molto anziano e vedovo da poco, Mukesh, e una teenager solitaria, Aleisha, dalla famiglia disastrata, un’amicizia fuori dalle righe fondata sulla scoperta della lettura.

Aleisha lavora, non per passione ma per mero sostentamento, in una piccola biblioteca pubblica a North London, la Harrow Road Library. La prima volta che si incontrano, Mukesh è lì perché vorrebbe esplorare quella parte della povera moglie Naima, donna devota e riservata, che lui aveva sempre trascurato: la sete di leggere. Come se, in mezzo a quelle pagine di libri da lei amati, lui potesse ritrovare qualcosa della donna che ha amato, ma anche tendere una mano alla dolce e misteriosa nipotina Priya, che della nonna ha ereditato la stessa passione.

New library to be built in Harrow town centre despite council closing four  others | Harrow Times

Aisha, insofferente e quasi indispettita dalla goffaggine di questo anziano signore di origini indiane, lo accoglie con una rudezza di cui presto si pente. Le giunge casuale appunto questa misteriosa lista di libri, trovata in fondo a un volume appena restituito alla biblioteca, e così d’impulso gli consiglia “Il buio oltre la siepe“. Ma fa di più, comincia a leggerlo anche lei e da qui nasce l’idea di costituire un book club.

Da un libro all’altro, scorrendo la lista, l’amicizia fra Aisha e Mukesh diventa profonda, lui trova in lei il soffio di leggerezza e ribellione giovanile che allevia il dolore della perdita, lei trova in lui l’unica figura adulta in grado di sostenerla. Intorno a loro gravita un universo di anime più o meno perse che in questi libri trovano un appiglio per ricostruirsi, per perdonarsi, per imparare ad amare. Recuperare, ad esempio, il senso della famiglia, come dimostrano Piccole Donne e Orgoglio e Pregiudizio, lenire il dolore della perdita, con Rebecca la prima moglie, contare su di sé in mezzo alle avversità, come La vita di Pi, coltivare le amicizie senza risparmiarsi, con Il cacciatore di aquiloni:

Penso che siamo stati tutti un po’ Amir nella nostra vita, egocentrici, concentrati solo su noi stessi, e siamo stati tutti un po’ Hassan, dimenticati dalle persone che amiamo di più.

Il miracolo dell’empatia è il filo che tiene unite le esistenze fragili dei personaggi, il senso della comunità come antidoto alla solitudine che affligge un po’ tutti noi, anche quando siamo circondati da amici e familiari. E il fuoco attorno a cui si riunisce questa variegata comunità è proprio lei, la biblioteca di quartiere, che oggi è malata terminale vuoi per le trasformazioni tecnologiche, che ci offrono milioni di informazioni ma non ci salvano dalla solitudine, vuoi per l’incuria di chi governa le città, che non ravvede la forza coesiva che sanno esprimere i luoghi della cultura.

Mukesh se ne andò con le ali ai piedi, cercando di evitare che il cartello SALVATE LE NOSTRE BIBLIOTECHE sulla porta guastasse quel piccolo momento di gioia.

A fare da sfondo a questa storia c’è la colorata famiglia di Mukesh e il richiamo autobiografico alla vita degli indiani trapiantati a Londra, colti nelle loro feste tradizionali, negli abiti e nel clash culturale fra le generazioni. Tema che deve essere molto caro all’autrice, tanto che spesso il tono si fa un po’ sdolcinato e strizza l’occhio alla chick lit, ma questo non toglie nulla a una storia di book therapy che lascia un segno speciale.

Take home messagge: Per me che sono nata nel millennio scorso, la magia della biblioteca comunale è qualcosa di unico e irripetibile. L’emozione di entrare in una stanza colma di volumi, l’odore misto di carta e intonaco umido, l’attesa di scoperte letterarie del tutto casuali (e chi l’ha mai seguiti i consigli della bibliotecaria!) in grado di cambiarmi la vita, gli incontri con persone ugualmente libromani hanno segnato la mia adolescenza e mi arrabbio anch’io perché le nostre amministrazioni sono così allergiche a preservare questi luoghi di scoperta ed incontro. Luoghi che, in mancanza di una effettiva necessità della conservazione libraria, facciano da focolare all’aggregazione sociale e allo scambio di idee, pongano un argine creativo al senso di vuoto che questo schermo che abbiamo davanti, in questo momento, da solo non basta a colmare.

La biblioteca dei giusti consigli (The Reading List)
Sara Nisha Adams (trad. di Claudia Marseguerra)
Garzanti, 2021
377 p.
17,90 euro


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