La felicità del lupo

A guardare questo libro da fuori, con le sue poche pagine, viene da credere che è un testo troppo corto per raccontare qualcosa di interessante, ma alla fine ti rendi conto che la sua brevità ha un valore paratestuale formidabile, perché brevi e intensi sono gli incontri che ne tessono la trama. In realtà è un libro che in poche pagine condensa una molteplicità di interpretazioni, emozioni e suggestioni letterarie, anzi invita a farsi rileggere.

Anche a scorrere il titolo sorge il timore di un altro inutile libro sul selvaggio da ammirare ad ogni costo e magari su donne invasate che a furia di confondersi con i lupi si fanno crescere i peli e smettono pure di leggere.

Niente di tutto ciò, grazie a Dio e grazie al più raffinato e genuino spirito montanaro che abbiamo, Paolo Cognetti.

Autore che la montagna la conosce meglio di chiunque fra noi, il che mi induce a un prudente resoconto di cosa questo libro ha rappresentato per me. Il racconto cristallino della natura montana intorno all’immaginaria Fontana Fredda, in Val d’Aosta, dove si incontrano i nostri personaggi: Fausto e Silvia, che lavorano nel ristorante dell’inquieta Elisabetta-Babette (innamorata di Karen Blixen, da qui il nome).

A chiarire ogni dubbio sull’intento eversivo del romanzo, che non ha nessuna intenzione di raccontarci poesiole, e che anzi conferma che la montagna è faticosa e per nulla indulgente, ci pensa la citazione in apertura

Durante i miei viaggi, finii per convincermi che i desideri e le aspirazioni degli umani facevano parte della terra come il vento, gli animali solitari e le fulgide distese di pietra e di tundra. E mi convinsi anche che la terra esisteva completamente separata da tutto questo.

Intende dire che la montagna è lì, immobile ma in continua trasformazione, mentre noi che la cerchiamo proiettiamo su di lei le nostre aspettative, mettiamo come condizione la nostra disponibilità a lasciarci cambiare. In questo libro potremmo quasi partire dal lupo, che incontreremo in fondo, e arriveremo all’uomo, passando per una montagna che ci calma e ci restituisce l’alito di vita autentica cui tutti vorremmo tendere.

Il lupo, come detto, fa la sua comparsa sul finale

Da qualche parte Fausto aveva letto che gli alberi, a differenza degli animali, non possono cercare felicità spostandosi altrove. Un albero viveva dov’era caduto il suo seme, e per essere felice doveva arrangiarsi lì. I suoi problemi li risolveva sul posto, se ne era capace, e se non me era capace moriva. La felicità degli erbivori invece inseguiva l’erba, a Fontana Fredda era una verità lampante: il marzo in fondovalle, il maggio nei pascoli dei mille metri, l’agosto negli alpeggi intorno ai duemila, e poi di nuovo giù per la felicità più piccola dell’autunno, la seconda modesta fioritura. Il lupo obbediva a un istinto meno comprensibile. Santorso gli aveva raccontato che non si capiva esattamente perché si spostasse, l’ origine della sua irrequietezza. Arrivava in una valle, magari trovava abbondanza di selvaggina, eppure qualcosa gli impediva di diventare stanziale, e a un certo punto lasciava lì quel ben di dio e se ne andava a cercare la felicità da un’ altra parte. Sempre per nuovi boschi, sempre oltre il prossimo crinale, dietro all’ odore di una femmina o all’ululato di un branco o a nulla di così evidente, portandosi via il canto di un mondo più giovane, come scriveva Jack London.

Ecco, il lupo è un animale che, tutto sommato, se ne frega della devozione e preferisce guardare avanti.

Questa citazione la troverete in fondo al libro perché lì sta la chiave di una trama scarna che forse potreste trovare deludente, ma in realtà partorisce una verità folle: la vita è questo, e la magia sta proprio nel luogo in cui ci troviamo, e nel senso che sappiamo dargli, ora.

Prima di avvicinarmi allo zen, per me le montagne erano solo montagne e i fiumi erano solo fiumi. Quando ho cominciato a praticare, le montagne non erano più montagne e i fiumi non erano più fiumi. Ma quando ho raggiunto la chiarezza, le montagne sono tornate montagne e i fiumi sono tornati fiumi. Credo che tu e io questa storiella la possiamo capire bene, perché quel posto è pieno dei significati che gli abbiamo dato noi (Elisabetta Babette a Fausto)

La felicità del lupo
Paolo Cognetti
Einaudi, 2021
137 p., 18 euro

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