Take home messages

I Take home message (usare o no la -S del plurale inglese? in genere non amo farlo, ma secondo l’Accademia della Crusca tecnicamente sarebbe utile: https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/plurale-dei-forestierismi-non-adattati/8) sono gli spunti di riflessioni trovati nei libri che ho letto. Spesso queste riflessioni richiamano ad altri libri che ho letto, o che vorrei leggere. Qui trovate raccolti tutti i miei take home message.

Sul Razzismo

Take home message: forse ognuno di noi, dentro di sé, è convinto di non essere razzista. Magari perché abbiamo qualche amico “di colore”, o dei vicini di casa emigrati e particolarmente simpatici, specie se hanno figli piccoli e con gli occhioni scuri… ma il razzismo non ha a che vedere con la “razza” in senso antropologico. Il razzismo si esercita su tutti gli aspetti che associamo a quella razza, specialmente quando crediamo di poter applicare, in modo acritico, le categorie della nostra morale agli aspetti esteriori delle culture altre. La critica occidentale allo hijab ne è un esempio, perché per molti il velo è un eclatante segno di sottomissione, implicando spesso mancanza di intelligenza e di cultura in chi compie questa scelta. Questo libro smaschera proprio uno dei pregiudizi più arroccati dell’occidente. Per un approfondimento davvero brillante delle innumerevoli sfumature di razzismo che infestano anche le menti più brillanti, leggete le pagine del blog di Ifemelu in Americanah, di Chimamanda Ngozi Adichie. (da La tua Bellezza, di Sahar Mustafah)

Su Femminismo e identità sessuale

Take home messageprendete una donna qualunque e vi racconterà di esperienze di “discriminazione” più o meno velate (discriminazione, nella migliore delle ipotesi. Lasciamo da parte l’aspetto sessuale). Per aiutarvi a riflettere sulla sottigliezza della discriminazione sessuale anche dopo decenni di femminismo, leggete “Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie. Questo libro propone storie diverse, ogni donna saprà riconoscersi in una delle storie delle dodici piccole e grandi amazzoni di questo romanzo. Questo romanzo è LBGT solo tangenzialmente, sospetto che la centralità del personaggio di Amma sia il frutto di una strategia editoriale, comunque è un punto di partenza utile anche per questa tematica. Sull’identità sessuale vi consiglio anche “Tempi eccitanti” di Naoirse Dolan, un libro che non ho apprezzato del tutto ma che presenta un’analisi interessante e molto contemporanea. (da Ragazza, donna altro, di Bernardine Evaristo)

Sull’ecologia

Take home messagela divulgazione scientifica, meglio se condita con un pizzico di umorismo, è un passo fondamentale per dare consapevolezza ecologica a una civiltà che sembra perderla di vista continuamente. Per una letteratura incentrata su alberi e foreste ci sono tantissimi libri affascinanti, a partire da L’uomo che piantava alberi di Jean Giono a tutti i romanzieri e poeti dell’America ottocentesca: Jack London, Henry David Thoreau, Walt Whitman, Mark Twain (l’enfasi sul paesaggio naturale, in questo continente in cerca di identità, sembrava il giusto contrappunto all’uomo civilizzato della letteratura europea). Riguardo agli alberi c’è molto da esplorare soprattutto nelle collane dell’editrice L’ippocampo, che traduce in Italia le maggiori opere illustrate: in tema alberi cercate soprattutto i libri di Jonathan Drori e Kevin Hobbs. Inoltre vi consiglio la splendida opera di Tiziano Fratus, Manuale del perfetto cercatore d’alberi. (da La pianta del mondo di Stefano Mancuso)

Take home messageLa montagna non è per tutti. Occorre una conoscenza che va oltre lo stupore per la bellezza o l’ebbrezza dell’altitudine. Quindi il turismo e il dilagare degli sport in montagna non sono la risposta corretta per un rilancio equilibrato delle zone montane. Per conoscere la montagna, se non ci vivete, potete almeno prendere in mano i romanzi e i saggi di grandi montanari o sensibili scalatori, come Mario Rigoni Stern, Erri de Luca e Reinhold Messner. Chapeau al coraggioso segnale di cambiamento di questa originale “emigrazione verticale”! (da Salire in montagna di Luca Mercalli)

Sulle letterature di altri paesi

Take home messagePeccato che la narrativa australiana è piuttosto trascurata da questa parte del mondo (l’Australia) e poco tradotta. Sarebbe interessante capirne i motivi e magari rimuoverli. Peccato, anche, che la protagonista di questo romanzo di formazione si lasci ispirare solo da libri e autori inglesi. Immagino quanta narrativa per bambini si possa trovare in un continente che ospita le specie animali più simpatiche e rare al mondo. Immagino anche che begli scenari farebbero da sfondo alle storie ambientate down under. (da La lettrice testarda, di Amy Witting)

Take home messageè riduttivo classificare questo libro come un’opera di realismo magico, perché anche se l’ispirazione di Garcìa Marquez è evidente e dichiarata, la magia che pervade questa storia familiare deriva dalla tradizione orale millenaria dell’IranFra i suoi riferimenti letterari l’autrice cita anche Italo Calvino, ad esempio, che raccolse le fiabe italiane in un’opera del 1956. Azar ha solo intessuto i racconti entro una tela che assume una forma nuova, proprio come un pregiato tappeto persiano, con l’ansia di difendere la storia del suo popolo dall’oblio della censura del regime. ( da L’illuminazione del susino selvatico, di Shokoofeh Azar)

Sullo Sport

Take home messagelo sport influenza la letteratura e a volte la letteratura si prende il racconto sportivo e lo trasforma (pensate a Open di André Agassi, che è qualcosa di più di un’autobiografia e trascende il mero racconto sportivo). E quando il registro letterario si mescola ai linguaggi tecnici il risultato è spesso sorprendente. Se volete un autore bravissimo nella cronaca sportiva cercate Paul Auster, appassionato di baseball e basket: potete trovare delle splendide descrizioni sportive in 4321 e nella Trilogia di New York. (da Il tennis come esperienza religiosa di David Foster Wallace)

Sulle Città

Take home messagequesto libro contiene un’interessante e “selettiva” bibliografia che riflette i sentimenti dell’autore, è il segno di un grande affetto per la materia che tratta. Da lì ci si muove per conoscere meglio gli attori di un conflitto che non prevede soluzioni immediate (guai a pensarlo), combattuto fuori e dentro le mura di una città straordinaria che ha dato a tutti i suoi figli, anche quelli in lotta fra loro tanto di cui nutrire i propri spiriti. (da Tre volte a Gerusalemme di Fernando Gentilini)

Sulla Scrittura

Take home message: Nelle commedie di Molière i saputoni si vantano delle proprie conoscenze sfoderando un linguaggio complicato e possibilmente sconosciuto ai più deboli, nell’intento di prevaricarli a chiacchiere. L’esito è comico e grottesco e dimostra che la comunicazione ha bisogno di chiarezza ed economia per funzionare. King e Pahlaniuk insistono proprio sulla necessità di limare il linguaggio, che non vuol dire banalizzarlo, ma renderlo efficace. Questa è sicuramente la lezione più importante da portare a casa, utile anche per chi scrive i propri blog preoccupandosi magari di sembrare banale. Utile per tutti coloro che abusano di termini pesanti e inflazionati come “approcciarsi”, “percepire”, “ritenere”, “lettura necessaria” … (da Scuole di scrittura: Stephen King & Chuck Palahniuk)

Sulla Giustizia

Take home message: le pagine che descrivono la disperazione di chi fugge, i sogni di rivalsa, il disprezzo di chi guarda e giudica da lontano, incapace di riconoscere la miseria comune a chi parte e chi resta, in questa terra di povertà e spaesamento, sono di una modernità che trascende i continenti e le epoche e pone ancora oggi la drammaticità delle emigrazioni, sempre più ingenti, ancora motivate da povertà spaventose, per cui è ancora difficile trovare una risposta. (da Furore di John Steinbeck)

Sul Conflitto arabo-israeliano:

Take-home message: il conflitto arabo-israeliano, non restiamo indifferenti. Restiamo umani, invece, come raccomandava Vittorio Arrigoni. Andiamo a scavare nella storia e ascoltiamo le testimonianze. Riconosciamo l’umanità e l’universo umano di ogni vittima riportata dai telegiornali, così come le foto dei cadaveri di Sabra e Shatila, nel 1981, sconquassarono la tranquilla indifferenza dell’Occidente: persone soprese dalla violenza nell’intimità del loro quotidiano sopravvivere nei villaggi-baracca del Libano. Vorrei consigliarvi un libro tenero, coloratissimo e sintetico sulla vita quotidiana dei profughi Palestinesi, si chiama Pop Palestine (Fidaa Abuhamndiya e Silvia Chiarantini) e raccoglie le ricette di cucina di questo popolo, mescolate al racconto della vita e delle tradizioni e a un’antologia ricchissima di autori palestinesi, fra i quali Susan Abulhawa, alle prese con i sapori e gli odori dei propri cibi tradizionali (da Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa)